Eh già, qualcosa si muove nell'immobile mondo degli annunci di lavoro...Le offerte sono sempre meno e sempre più demotivanti ma cresce, anzi esplode, l'indiganzione di chi non ce la fa più a vedersi proporre stage sottopagati o gratuiti...Evviva
Leggete questi due annunci con relativi commenti scovati su Lavori creativi:
- Inside Art
- Tuttogratis
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venerdì 22 luglio 2011
martedì 15 marzo 2011
4x5, la campagna dei freelance che non scrivono gratis
"Non lavoro per meno di 50 euro" è questo lo slogan della campagna dei giornalisti che rifiutano di scrivere gratis. Una camp'agna che si ispira all`esempio dei braccianti africani che a Castel Volturno hanno scioperato contro i caporali.
dal sito www.terrelibere.org
Per aderire potete andare su queso blog: http://40per50.blogspot.com/
dal sito www.terrelibere.org
Molti dei giornali, siti e contenitori di informazione sono prodotti sfruttando giornalisti collaboratori e precari. Con contratti da fame o senza uno straccio di contratto per anni. Pagati anche 4 centesimi a riga o pochi euro ad articolo, ricattabili e isolati. Si lavora senza sapere se, quanto e quando si verrà pagati.
Non chiediamo un contratto, chiediamo rispetto. Chi aderisce alla campagna promossa dall`ebook "Quattro per cinque" non accetta più di scrivere senza garanzie. "Io mi sono sempre rifiutato" - scrive Gabriele Del Grande nella prefazione. "Motivo per cui non ho mai scritto con una serie di quotidiani che Raffaella Cosentino cita nella prima parte del suo libro e che poi sono i quotidiani che fanno le loro battaglie ipocrite contro il precariato. Ma come ben spiega anche lei, il fenomeno è ben più vasto, e anche i principali quotidiani italiani non ne sono esenti".
I nostri obiettivi:
Riconoscimento del pagamento minimo per articolo o notizia coperta (50 euro minimo)
Certezza dei tempi per il pagamento (40 giorni massimo)
Regole chiare per la proposta, l`approvazione, la pubblicazione.
Iscrizione al sindacato dei giornalisti con una quota ridotta (20 euro e non 100 annuali)
Rappresentanza sindacale per i collaboratori all`interno delle redazioni
Per aderire potete andare su queso blog: http://40per50.blogspot.com/
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giovedì 3 marzo 2011
Cercasi videomaker con 5 anni di esperienza per stage gratuito di 3 anni!
Per la serie drammaticamente esilarante:
Annuncio di VBCW:
Cerchiamo per importanti produzioni a livello internazionale un videomaker con almeno 5 anni di esperienza professionale documentabile, con videcamera full HD propria, possibilmente anche Canon 7D, radio microfoni collarini e gelato, cavalletti e luci, molto esperto di montaggio su tutti i principali sistemi di editing più diffusi, ottima conoscenza dei software di sound design, di illuminazione del set, di color correction, di web design in Flash. E' titolo preferenziale abilità nel compositing con After Effects, Nuke, Flame, modellazione 3D con Maya (almeno 3 anni), programmazione action script, php, java, app per smartphones. E' gradita conoscenza inglese e/o tedesco. Per chiarezza e onestà non retribuiamo, solo stagisti a titolo gratuito in collaborazione per la durata di tre anni.
sabato 5 febbraio 2011
Buongiorno Cgil! Il sindacato lancia la campagna "Non + stage truffa"
Parte la nuova azione dei Giovani NON+ disposti a tutto che punta il dito contro l’uso improprio dello stage: stage e praticantato dovrebbero strumenti per formarsi, ma in moltissimi casi vengono utilizzati come lavoro gratuito o sottopagato in sostituzione di personale dipendente.
continua a leggere qui
Il decalogo del corretto stage: 1) Stage e tirocinio devono essere fondati su un progetto formativo, definito da una convenzione tra l’ente promotore, l’ente ospitante e lo stagista. 2) Gli stagisti devono essere inseriti in (o aver da poco concluso) percorsi formativi. 3) Lo stagista ha diritto a un Tutor. 4) Lo stagista non può sostituire personale dipendente. 5) È consentito un limite massimo di stagisti in proporzione al personale. 6) La durata di uno stage è commisurata al progetto formativo. 7) Lo stage non può essere prorogato. 8) Lo stagista deve esser messo in condizione di formarsi. 9) Allo stagista devono essere riconosciuti pari diritti rispetto ai dipendenti su servizi-mensa, buoni-pasto, trasporti, alloggio, assicurazione infortunistica e tutte le norme previste sulla salute e sicurezza. 10) Lo stagista ha diritto a un rimborso spese di 400 euro a titolo di borsa di studio.
martedì 1 febbraio 2011
Il contratto: anche la ricerca di lavoro diventa reality
Aspiranti lavoratori preparatevi: sta per partire un reality che offre contratti a tempo indeterminato. Si chiama, appunto, "Il contratto" ed andrà in onda su La7 a febbraio. In questi giorni la rete sta mandando in onda il promo...
C'è da aspettarsi che la speranza di accaparrare un posto alzerà i toni dei "normali" scontri tv... e chi vincerà, il più telegenico o il più bravo?!
Televotatori e televotatrici scaldate le cornette è tristemente possibile che questa volta il vostro voto serva davvero a qualcosa...
Leggete qui: La7 offre 8 posti di lavoro a tempo indeterminato
C'è da aspettarsi che la speranza di accaparrare un posto alzerà i toni dei "normali" scontri tv... e chi vincerà, il più telegenico o il più bravo?!
Televotatori e televotatrici scaldate le cornette è tristemente possibile che questa volta il vostro voto serva davvero a qualcosa...
Leggete qui: La7 offre 8 posti di lavoro a tempo indeterminato
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mercoledì 26 gennaio 2011
Giovani "sottoinquadrati"
L'interessante commento di Rosaria Amato sul blog di Repubblica "Percentualmente":
Siamo proprio sicuri che i giovani italiani siano così poco propensi ad accettare lavori non corrispondenti al proprio titolo di studio? L’accusa viene da fonte autorevole: la triade di ministri Sacconi, Gelmini e Meloni, che oggi hanno presentato insieme a Palazzo Chigi il “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani”. Per la verità i più convinti della tesi sembrano Sacconi, che non smette di dolersi del disprezzo dei giovani nei confronti del lavoro manuale, e Meloni, che senza giri di parole accusa i giovani di mancanza di umiltà. Peccato che i dati diano torto a tanta ministerialità.
Secondo l’ultima indagine Istat sull’ingresso dei giovani nel mercato nel secondo trimestre 2009 (il periodo al quale si riferiscono i dati più recenti) circa 2,2 milioni di giovani (fino a 34 anni) laureati e diplomati, corrispondenti al 47,1% del totale, “possiede un titolo superiore a quello maggiormente richiesto per svolgere quella professione”. Cioè, è sottoinquadrato, non si è chiuso in casa ad aspettare il lavoro dei propri sogni, facendo arrabbiare il ministro Sacconi. Anzi, ha fatto proprio quello che il ministro suggerisce come ricetta principe per combattere la disoccupazione giovanile: ha accettato un lavoro qualsiasi.
Nelle regioni centrali e meridionali, rileva ancora l’Istat, l’incidenza del sottoinquadramento è più elevata per le donne laureate rispetto agli uomini. Nel caso dei diplomati “il sottoinquadamento coinvolge in misura più estesa la componente maschile avvicinandosi, tra i lavoratori atipici, al picco del 57%”. “L’inadeguatezza del primo lavoro rispetto al livello di istruzione – sottolinea ancora l’Istat – è diffusa su tutto il territorio nazionale e pervade sia la tipologia più strutturata del lavoro dipendente a tempo indeterminato (1.242.000 unità, il 48,3% dei laureati e diplomati) sia quella atipica (770.000 unità, il 51,2% dei laureati e diplomati con le stesse caratteristiche”. E quindi, “è evidente la presenza di un bacino di offerta di lavoro giovanile con inquadramenti non pienamente adeguati alle proprie competenze e aspettative”, che “si verifica a prescindere dal background familiare di provenienza”. Qualcuno lo dica a Sacconi.
Link al pezzo
Siamo proprio sicuri che i giovani italiani siano così poco propensi ad accettare lavori non corrispondenti al proprio titolo di studio? L’accusa viene da fonte autorevole: la triade di ministri Sacconi, Gelmini e Meloni, che oggi hanno presentato insieme a Palazzo Chigi il “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani”. Per la verità i più convinti della tesi sembrano Sacconi, che non smette di dolersi del disprezzo dei giovani nei confronti del lavoro manuale, e Meloni, che senza giri di parole accusa i giovani di mancanza di umiltà. Peccato che i dati diano torto a tanta ministerialità.
Secondo l’ultima indagine Istat sull’ingresso dei giovani nel mercato nel secondo trimestre 2009 (il periodo al quale si riferiscono i dati più recenti) circa 2,2 milioni di giovani (fino a 34 anni) laureati e diplomati, corrispondenti al 47,1% del totale, “possiede un titolo superiore a quello maggiormente richiesto per svolgere quella professione”. Cioè, è sottoinquadrato, non si è chiuso in casa ad aspettare il lavoro dei propri sogni, facendo arrabbiare il ministro Sacconi. Anzi, ha fatto proprio quello che il ministro suggerisce come ricetta principe per combattere la disoccupazione giovanile: ha accettato un lavoro qualsiasi.
Nelle regioni centrali e meridionali, rileva ancora l’Istat, l’incidenza del sottoinquadramento è più elevata per le donne laureate rispetto agli uomini. Nel caso dei diplomati “il sottoinquadamento coinvolge in misura più estesa la componente maschile avvicinandosi, tra i lavoratori atipici, al picco del 57%”. “L’inadeguatezza del primo lavoro rispetto al livello di istruzione – sottolinea ancora l’Istat – è diffusa su tutto il territorio nazionale e pervade sia la tipologia più strutturata del lavoro dipendente a tempo indeterminato (1.242.000 unità, il 48,3% dei laureati e diplomati) sia quella atipica (770.000 unità, il 51,2% dei laureati e diplomati con le stesse caratteristiche”. E quindi, “è evidente la presenza di un bacino di offerta di lavoro giovanile con inquadramenti non pienamente adeguati alle proprie competenze e aspettative”, che “si verifica a prescindere dal background familiare di provenienza”. Qualcuno lo dica a Sacconi.
Link al pezzo
martedì 16 novembre 2010
Il silenzio e i precari
Il pezzo di Marco Simoni su L'Unità:
Sul fronte occupazione giovanile, perché di fronte si tratta, la notizia più recente, nata e rilanciata sulla rete Internet, è lo sciopero della fame di Paola Caruso. Paola Caruso era, fino a pochi giorni fa, una co.co.co. al "Corriere della Sera", un lavoro e un contratto che ha visto rinnovarsi per sette anni. La causa scatenante della protesta è stata la scelta del giornale di assumere al posto suo, o di uno degli altri lavoratori precari, una persona appena arrivata senza che, a chi come lei aspettava da tempo l’opportunità di una stablizzazione, venisse data alcuna spiegazione. Chi volesse leggere con onestà questa protesta deve riflettere su questo passaggio chiave: il punto non è nella scelta aziendale di assumere chi fosse eventualmente più bravo o adatto di lei, ma la totale assenza di regole, di spiegazioni, e quindi di prospettive. Si può accettare di non essere bravi, o di non riuscire a fare quel che si vorrebbe: le frustrazioni fanno parte della vita.
Ma non è possibile dover sempre accettare di vedere il proprio lavoro trattato senza neanche la dignità di un esplicita critica, lasciandolo nel limbo delle concessioni. La reazione di Paola Caruso è dunque quella di chiudere la porta al suo rapporto col "Corriere", e cominciare una protesta estrema. Naturalmente speriamo tutti che Paola Caruso si fermi prima di danneggiare la sua salute. Tuttavia questa protesta rilancia ancora, e con drammatica forza, la vera urgenza del paese. I comunicati dell’Istat sono bollettini di guerra che nessuno sembra interessato a raccogliere, persino il governatore Draghi è intervenuto recentemente sulla condizione difficile delle persone meno anziane - a quasi quarant’anni spero che nessuno offenda Paola Caruso definendola “giovane” - e la situazione di drammatica debolezza di prospettive i cui vivono i giovani.
Non sorprende affatto dunque la reazione di solidarietà istintiva che si è alzata dalla Rete per questa protesta tanto estrema quanto dalle prospettive incerte: quanto tempo ci vorrà prima che azioni concrete affrontino il problema? La protesta di Paola infatti sottolinea una volta di più quanto le tutele tradizionali siano impotenti per ormai almeno due generazioni di lavoratori, e questo comprende sia le tutele di reddito che le tutele giuridiche. E’ ovvio a chi è in buona fede che intentare una causa contro un quotidiano o uno studio professionale equivale, nella migliore delle ipotesi, a mettere una pietra tombale sulle prospettive di una carriera interessante. Allo stesso tempo, è palese che trattandosi di una condizione endemica non classificabile in una categoria del passato o in un settore economico, si tratta di un tema che solo la politica può affrontare, prima che le tensioni sociali salgano ancora.
Sul fronte occupazione giovanile, perché di fronte si tratta, la notizia più recente, nata e rilanciata sulla rete Internet, è lo sciopero della fame di Paola Caruso. Paola Caruso era, fino a pochi giorni fa, una co.co.co. al "Corriere della Sera", un lavoro e un contratto che ha visto rinnovarsi per sette anni. La causa scatenante della protesta è stata la scelta del giornale di assumere al posto suo, o di uno degli altri lavoratori precari, una persona appena arrivata senza che, a chi come lei aspettava da tempo l’opportunità di una stablizzazione, venisse data alcuna spiegazione. Chi volesse leggere con onestà questa protesta deve riflettere su questo passaggio chiave: il punto non è nella scelta aziendale di assumere chi fosse eventualmente più bravo o adatto di lei, ma la totale assenza di regole, di spiegazioni, e quindi di prospettive. Si può accettare di non essere bravi, o di non riuscire a fare quel che si vorrebbe: le frustrazioni fanno parte della vita.
Ma non è possibile dover sempre accettare di vedere il proprio lavoro trattato senza neanche la dignità di un esplicita critica, lasciandolo nel limbo delle concessioni. La reazione di Paola Caruso è dunque quella di chiudere la porta al suo rapporto col "Corriere", e cominciare una protesta estrema. Naturalmente speriamo tutti che Paola Caruso si fermi prima di danneggiare la sua salute. Tuttavia questa protesta rilancia ancora, e con drammatica forza, la vera urgenza del paese. I comunicati dell’Istat sono bollettini di guerra che nessuno sembra interessato a raccogliere, persino il governatore Draghi è intervenuto recentemente sulla condizione difficile delle persone meno anziane - a quasi quarant’anni spero che nessuno offenda Paola Caruso definendola “giovane” - e la situazione di drammatica debolezza di prospettive i cui vivono i giovani.
Non sorprende affatto dunque la reazione di solidarietà istintiva che si è alzata dalla Rete per questa protesta tanto estrema quanto dalle prospettive incerte: quanto tempo ci vorrà prima che azioni concrete affrontino il problema? La protesta di Paola infatti sottolinea una volta di più quanto le tutele tradizionali siano impotenti per ormai almeno due generazioni di lavoratori, e questo comprende sia le tutele di reddito che le tutele giuridiche. E’ ovvio a chi è in buona fede che intentare una causa contro un quotidiano o uno studio professionale equivale, nella migliore delle ipotesi, a mettere una pietra tombale sulle prospettive di una carriera interessante. Allo stesso tempo, è palese che trattandosi di una condizione endemica non classificabile in una categoria del passato o in un settore economico, si tratta di un tema che solo la politica può affrontare, prima che le tensioni sociali salgano ancora.
lunedì 18 ottobre 2010
Al verde...
Giornalisti Vegan? Avanti!
Promiseland.it cerca giornalisti Vegan!
Contattaci per collaborare attivamente con la redazione di Promiseland.it
Se vuoi fare attivamente qualcosa di concreto per gli ideali etici e di nonviolenza che condividi con Promiseland.it…
Se pensi di avere esperienza su un qualsiasi tema etico/ambientale/civico e vorresti che certi argomenti fossero più diffusi, ma i grandi media si guardano bene dal farlo…
Se sei appassionato di giornalismo, e vorresti assumere un incarico di responsabilità che ti permetta di farti la giusta esperienza diretta confrontandoti con un vero pubblico di lettori su scala nazionale…
Se vuoi scrivere e firmare i tuoi articoli insieme ad un team di professionisti disposti ad aiutarti ed a darti tutti gli strumenti per imparare e crescere professionalmente nel settore della comunicazione Etica…
Se ti riconosci anche in uno solo di questi aspetti…
Allora contattaci perché possiamo offrirti la possibilità di avere una vetrina importante sul principale Network Italiano di informazione Etica e Vegan. Non si tratta di un’incarico retribuito economicamente, ma della possibilità di partecipare con le proprie capacità ad un progetto finalizzato alla crescita della società verso un modello maggiormente Etico e Vegan.
NOTA: Promiseland.it è un Network Etico, da sempre il principale promotore in Italia di uno stile di vita nonviolento e Vegan. Per collaborare a Promiseland.it , pur non essendo un vincolo il fatto di non essere Vegan (anche se è ovviamente preferibile e la quasi totalità di noi lo è), è comunque necessario avere una forte sensibilità verso questa scelta e conoscerne le motivazioni che stanno alla base.
Contattaci subito e ti risponderemo con tutti i chiarimenti del caso.
Info e contatti: info@promiseland.it
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venerdì 15 ottobre 2010
Cari ragazzi, vi racconto perché anche voi potete farcela
Un'interessante riflessione di Vittorio Zambardino dal suo blog
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/
In questa pagina potete leggere tutta la lettera che, via Facebook, Lou del Bello ha spedito a Paolo Madron, direttore di Lettera 43. Conosco Lou. E’ una ragazza di 26 anni che studia e lavora a Bologna, e prova a fare la giornalista da cinque anni con tutti i mezzi e le sofferenze che racconta in questa lettera (e sbarca il lunario facendo tutta la gamma dei lavoretti “da ragazzi” che ci sono in questo paese, cameriera in un pub incluso).
Voglio dire che Del Bello non sta facendo vittimismo e raccontando balle. Mi risulta che sia così. E io la conosco perché tra le sue peregrinazioni c’è il volontariato al festival del giornalismo di Perugia, dove Lou lavora fin dalla prima edizione. Corre avanti e indietro da un dibattito all’altro, ne scrive i resoconti, cura le pagine web, dalle 7 di mattina alle 10 di sera. Sono in centinaia a Perugia a far questo. E vogliono tutti essere giornalisti. Non “diventare” giornalisti per grazia ricevuta. Quei ragazzi sentono già di esserlo, giornalisti.
Ma Madron non ha detto no - Questo detto, il messaggio di Lou a Madron non mi trova del tutto d’accordo. E scrivo questo post perché credo che possa aiutare lei e quelli che si trovano nella sua situazione a capire meglio di quali sofferenze e pene stiano patendo. Ma prima vorrei dire, non a difesa di Madron ma a miglior comprensione della situazione, che il direttore di Lettera43 a Lou ha proposto una collaborazione. Con notizie fresche.
“Mi aspettavo un colloquio” - Lou risponde: “Mi aspettavo un colloquio”. Ma forse accade che il giro delle assunzioni a Lettera43 sia finito e mi pare che Madron abbia fatto uno sforzo serio per contrattualizzare molti giovani giornalisti.
Per noi era lo stesso - Cara Lou e cari tutti, ma voi pensate davvero, come certe volte si legge nei post dei blogger avvelenatori di pozzi, che noi siamo nati con la divisa di giornalisti, il conto in banca e il privilegio nelle vene? Oddio, i privilegiati ci sono sempre stati, ma la grande maggioranza di noi ha sputato sangue per farcela. Potrei far nomi ma non ho il permesso di farne. Cito qualche ricordo sparso senza dirne il protagonista. Un famoso giornalista sportivo di Repubblica che, da collaboratore, scriveva i pezzi in automobile, parcheggiato sotto il giornale, e poi li dettava dalla cabina in piazza Indipendenza. Se l’avessero beccato in redazione, si sarebbe potuto pensare che stava tentando di farsi assumere surrettiziamente.
Personalmente ho fatto anni di trasferte a mie spese. Mi autodefinivo “free lance”, ma ero un pezzente, avevo già due figli e lavoravo alla rivista di un ente di promozione sportivo dove prendevo uno stipendio da sussidio di disoccupazione. Andavo a New York per le maratone degli anni ‘80 e collezionavo decine di pezzi, alcuni firmati per Repubblica, altri con pseudonimi per quattro cinque giornali a volte tra loro concorrenti, finivo di scrivere a ore lunari e col mal di testa per cucinare sempre la stessa zuppa con un sapore diverso.
Alcuni pezzi non mi sono stati nemmeno mai pagati e quelle trasferte erano solo autopromozione, visto che ne coprivo i costi con un conto corrente del banco di Napoli che permetteva di andare in rosso di 20 milioni (sia benedetto ora e sempre chi mi aiutò ad averlo, non possedendone io i requisiti, non avevo un accidente).
Conosco il caso di un collega che è rimasto precario per vent’anni. Ma otto-dieci anni di “abusivato” sono stati la regola per gran parte dei cronisti oggi in attività. Forse a Milano era diverso, ma non era diverso in tante redazioni. Conosco persone che sono entrate in un giornale a 20 anni con una borsa di studio e che stanno ancora lavorando 14 ore al giorno. Poi dice “hai fatto carriera”, ti pagano bene. Sì ma mi sono ammazzato di lavoro e forse non ho avuto una vita (la prima persona è narrativa, non sono io il collega citato). Vi racconto tutto questo perché lo sguardo su ciò che siamo oggi ci fa apparire ai vostri occhi come arrivati, benestanti, privilegiati e stronzi. Ma eravamo come voi. E ne abbiamo mangiato di “zuppa”, anche molto peggiore di quella di Lou Del Bello.
I perdenti ci sono sempre – E certo, anche nelle generazioni nostre ci sono stati molti che hanno dovuto rinunciare. Fare altri mestieri. Il giornalismo non conosce sanatorie o condoni. E forse tra chi non è “entrato” c’era gente validissima, ci ho pensato spesso, “chissà quanti erano più bravi di me”.
Cosa sto dicendovi, ragazzi? Che se un direttore vi risponde “portami idee”, “portami notizie”, vi ha già detto una cosa importante. Non vi ha aperto la porta, mi vi ha lasciato uno spiraglio. Poi sta a voi lavorarci sopra. La risposta brutta davvero sarebbe stata la porta chiusa.
Ma esattamente come nel racconto di Kafka “Davanti alla Legge”, ognuno è responsabile del suo non varcare una porta aperta. Costa fatica? Oh sì molta fatica, fatica e tanta “merda” da mangiare. Tanto lavoro, ma anche tante volte in cui dirai sì volendo dire no, in cui scriverai un pezzo in cui non credi, in cui piegherai la testa, perché prima o poi la testa la piegano tutti, e chi dice di non averlo mai fatto è un mentitore o uno abituato a farla piegare agli altri.
Oggi il giornalismo è più debole, si può entrare con più “armi” – E non avrai mai la certezza di avercela fatta, fino a quando non ti volgerai indietro e vedrai la strada fatta. Il giornalismo non è l’avvocatura o la medicina. E’ merce deperibile, instabile e soggetta a furto. Ma se ce l’hai dentro questo è il gioco da giocare. Voi non siete sfortunati e noi privilegiati. La merda nel menù è sempre stata questa. Solo che adesso siete in molti di più a volerla mangiare. Ma con più carte in mano. Perché la rete apre alla professione libera molto più di quanto fu per noi. Perché il giornalismo in questo momento è più in crisi di prima e “sa” meno cose di prima. Si sa debole. Scavate fra le opportunità dell’approfondimento o del giornalismo dei dati o di quello d’inchiesta. Troverete molto, a patto di non voler essere come loro, i giornalisti affermati, e di essere voi e cazzuti, preparati, orgogliosi e forti della vostra cultura digitale.
La “porta” è sempre aperta per te, da qualche parte.
lunedì 11 ottobre 2010
Il lavoro non è un dono: lavoro editoriale e gratuità
Sul numero di settembre 2010 di 'alfabeta2' un interessante articolo di Cristina Morini sulla precarietà del lavoro cognitivo nel settore editoriale.
"Nel bel mezzo della società della conoscenza, ingrassa l’ignoranza. Nel crescere della tecnica, nell’ampliarsi spropositato dei cataloghi e del numero delle pubblicazioni, nell’aumento esponenziale delle iscrizioni alle scuole di giornalismo e ai master in editoria d’Italia, si avranno sempre più rudimenti di tutto ed esperienza di niente, rivincita estrema della “cultura del taglia e cuci o del rappezzage”, come la chiama la Rete dei redattori precari sul suo sito rerepre.org.
giovedì 30 settembre 2010
Giovane precario alla conquista di un posto di lavoro: ecco il gioco da tavolo
da JobTalk


Sogni di essere un giovane precario alla conquista di un posto di lavoro? Grazie a “Tous Jeutables”, iniziativa dell’associazione PrécaCorp, con un solo mazzo di carte potrai vivere sulla tua pelle tutte le emozioni del caso, partita dopo partita, assaporando l’ebbrezza del rischio di disoccupazione e sognando una firma e un carnet di ticket restaurant per arrivare a fine mese. Esplicito remake dell’americano “Corporation” di Matthew Baldwin, Tous Jeutables è un gioco da tavola definito dagli autori stessi militante e satirico ed è nato dalla collaborazione tra il movimento Génération Précaire e le edizioni Contrevents .
Scaricando gratuitamente il materiale dal loro sito, solo chi ha l’”età legale per lo sfruttamento in zone civilizzate” può partecipare mettendo in atto la propria strategia per conquistare il maggior numero di “punti lavoro” e aggiudicarsi così quel contratto a tempo indeterminato tanto sognato fin dai tempi dell’università. “Rigorosamente a tempo determinato”, invece, sono le partite, della durata massima di 20 minuti, non più di 6 sono gli aspiranti ammessi a sgomitare per un unico posto di lavoro e le regole, scritte in maniera farsesca, risultano semplici e facili da memorizzare. In Tous Jeutables funziona così: coloro che giocano la stessa carta all’interno di un turno diventano alleati e quando tutti e soli i membri di una “corporation” giocano la stessa carta guadagnano punti, altrimenti ne conquista chi si è votato all’egoismo e all’arrivismo.
Tutto sta nel sapersi giocare le proprie carte scegliendo di volta in volta se fidarsi della forza del gruppo oppure proseguire da soli, costretti a guardarsi continuamente alle spalle ad ogni angolo di corridoio svoltato.
Turno dopo turno “La tentazione di unirsi ad una ‘corporation’ già essitente è grande ma, se lo fate, sarete immediatamente mal visti dai giocatori che, proprio a causa della vostra intrusione, non guadagneranno punti - aggiunge poi l’autore – E’ evidente che più è grande la corporazione più è potente ma diventa anche più sensibile ai tradimenti e alle dinamiche in corso”.
Solo al raggiungimento del punteggio stabilito per l’assunzione viene nominato il vincitore, intestatario del contratto in palio, nel frattempo “Naturalmente, è permesso chiacchierare - precisano le istruzioni – Anzi, è proprio questo lo scopo del gioco, è invece proibito parlare a voce bassa e negoziare di nascosto dagli altri giocatori accordandosi a gesti”.
Patrocinato e finanziato dal “Ministero dello Sfruttamento, del Caos Sociale e della Speculazione Immobiliare”, Tous Jeutables è una scanzonata e mai quanto vera simulazione della condizione di precariato in cui molti giovani e meno giovani quotidianamente si trovano.
Impugnando le carte che strappano un sorriso mostrando con un tratto da parodia i momenti salienti della vita d’ufficio, è difficile non immedesimarsi nelle dinamiche di ufficio, ed è così che viene offerta una interessante palestra per cimentarsi nelle astiose logiche d’azienda se non l’occasione per sdrammatizzare una realtà da contrastare, anche utilizzando l’arma dell’ironia: perché no?
mercoledì 29 settembre 2010
Professione "Articolista"
Chi è l’articolista? Ma soprattutto: che lavoro fa?
E’ necessario addentrarsi nel sottobosco del web per scoprire l’esistenza di questa figura a metà tra il giornalista e l’ operaio alla catena di montaggio. Sul web nasce, col web si nutre e di web muore.
L’ “articolista” è un tuttologo di età indefinita e sesso neutro. Due le sue caratteristiche: squattrinato e dedito al sacrificio. Non ha sindacato né ordine di appartenenza e nella scala gerarchica della professione occupa il posto dopo l’ultimo perché l’ultimo è già troppo affollato dai “collaboratori”.
Di fatto l’articolista è questo: uno che produce il maggior numero di pezzi possibile per il maggior numero di committenti, nel minor tempo e soprattutto al minor costo.
Si aggira per il web come un moribondo demolendo la sua autostima e trascinandosi dietro una valigia sempre più leggera di sogni, ambizioni e speranze. All’articolista non si chiedono referenze o competenze specifiche ma SOLO creatività, curiosità, impegno e puntualità nella consegna dei pezzi e soprattutto “poche pretese”, economiche ovviamente.
In teoria “articolista” potrebbe essere chiunque sa mettere in fila due parole d’italiano ed è pratico, ma neanche troppo, di navigazione sul web.
La realtà, però, è ben diversa: l’articolista è la nuova declinazione del freelance. “Articolisti” sono tutti quei giornalisti, pubblicisti, professionisti o aspiranti, non fa differenza, che non riuscendo a penetrare la cortina di ferro della stampa italiana, ripiegano sul web collezionando collaborazioni da pochi centesimi a pezzo. Una realtà che non fa scandalo, non suscita indignazione, non merita la ribalta delle cronache. L’articolista, a differenza del collaboratore, non è degno neanche della “solidarietà” dei colleghi “togati”. E’ ignorato, punto. Un’indifferenza che ha permesso a questo sottobosco di crescere, moltiplicarsi, infittirsi assumendo le forme più disparate. Eppure è una realtà neanche troppo nascosta, basta fare un giro su internet e digitare “cercasi blogger”, “cercasi articolista” o le sue varie declinazioni per veder spuntare fieri, prepotenti e senza remore annunci di lavoro che palesano senza ombra di dubbio questa verità. Blog, siti internet, associazioni, testate, tutti lì pronti ad offrire collaborazioni da 50 centesimi a 2 euro lordi a pezzo e per cotanta gentile offerta chiedono solo che gli articoli siano originali, ben scritti, interessanti ecc. ecc. Ma il dramma non finisce qui. L’articolista, infatti, ha imparato ad essere vittima e carnefice di se stesso. Oltre agli annunci diretti esistono tutta una serie di forum e siti dove avviene una sorta di compravendita “intellettuale”. Il committente mette all’asta la realizzazione di un pacchetto da 20, 50, 100 e più pezzi da realizzare in tot tempo e gli articolisti partono con le loro offerte al ribasso fin quando ottiene il lavoro chi costa meno e produce di più, con buona pace di approfondimento, verifica e qualità dei pezzi realizzati.
Nessuno controlla, in pochi alzano la voce con il risultato di delegittimare il diritto costituzionale ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, di far passare il messaggio che la preparazione e l’esperienza sono indice di pericolo per futuri reclami e le aspettative professionali fastidiose zavorre.
E’ necessario addentrarsi nel sottobosco del web per scoprire l’esistenza di questa figura a metà tra il giornalista e l’ operaio alla catena di montaggio. Sul web nasce, col web si nutre e di web muore.
L’ “articolista” è un tuttologo di età indefinita e sesso neutro. Due le sue caratteristiche: squattrinato e dedito al sacrificio. Non ha sindacato né ordine di appartenenza e nella scala gerarchica della professione occupa il posto dopo l’ultimo perché l’ultimo è già troppo affollato dai “collaboratori”.
Di fatto l’articolista è questo: uno che produce il maggior numero di pezzi possibile per il maggior numero di committenti, nel minor tempo e soprattutto al minor costo.
Si aggira per il web come un moribondo demolendo la sua autostima e trascinandosi dietro una valigia sempre più leggera di sogni, ambizioni e speranze. All’articolista non si chiedono referenze o competenze specifiche ma SOLO creatività, curiosità, impegno e puntualità nella consegna dei pezzi e soprattutto “poche pretese”, economiche ovviamente.
In teoria “articolista” potrebbe essere chiunque sa mettere in fila due parole d’italiano ed è pratico, ma neanche troppo, di navigazione sul web.
La realtà, però, è ben diversa: l’articolista è la nuova declinazione del freelance. “Articolisti” sono tutti quei giornalisti, pubblicisti, professionisti o aspiranti, non fa differenza, che non riuscendo a penetrare la cortina di ferro della stampa italiana, ripiegano sul web collezionando collaborazioni da pochi centesimi a pezzo. Una realtà che non fa scandalo, non suscita indignazione, non merita la ribalta delle cronache. L’articolista, a differenza del collaboratore, non è degno neanche della “solidarietà” dei colleghi “togati”. E’ ignorato, punto. Un’indifferenza che ha permesso a questo sottobosco di crescere, moltiplicarsi, infittirsi assumendo le forme più disparate. Eppure è una realtà neanche troppo nascosta, basta fare un giro su internet e digitare “cercasi blogger”, “cercasi articolista” o le sue varie declinazioni per veder spuntare fieri, prepotenti e senza remore annunci di lavoro che palesano senza ombra di dubbio questa verità. Blog, siti internet, associazioni, testate, tutti lì pronti ad offrire collaborazioni da 50 centesimi a 2 euro lordi a pezzo e per cotanta gentile offerta chiedono solo che gli articoli siano originali, ben scritti, interessanti ecc. ecc. Ma il dramma non finisce qui. L’articolista, infatti, ha imparato ad essere vittima e carnefice di se stesso. Oltre agli annunci diretti esistono tutta una serie di forum e siti dove avviene una sorta di compravendita “intellettuale”. Il committente mette all’asta la realizzazione di un pacchetto da 20, 50, 100 e più pezzi da realizzare in tot tempo e gli articolisti partono con le loro offerte al ribasso fin quando ottiene il lavoro chi costa meno e produce di più, con buona pace di approfondimento, verifica e qualità dei pezzi realizzati.
Nessuno controlla, in pochi alzano la voce con il risultato di delegittimare il diritto costituzionale ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, di far passare il messaggio che la preparazione e l’esperienza sono indice di pericolo per futuri reclami e le aspettative professionali fastidiose zavorre.
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lunedì 27 settembre 2010
500 euro lordi al mese per il ‘redattore senza contratto giornalistico’
Cinquecento euro lordi al mese; 6.000 euro lordi l’ anno.
E’ il salario medio di un web editor secondo quanto riporta Alessandro Sisti, un esperto di mezzi di comunicazione, digital marketing, web e social network, in un articolo in cui analizza la questione dell’ andamento economico del Post di Luca Sofri, al centro in questi giorni di un acceso dibattito innescato da una seriedi valutazioni di Massimo Russo.
Dall'articolo di Pino Rea su www.lsdi.it
E’ il salario medio di un web editor secondo quanto riporta Alessandro Sisti, un esperto di mezzi di comunicazione, digital marketing, web e social network, in un articolo in cui analizza la questione dell’ andamento economico del Post di Luca Sofri, al centro in questi giorni di un acceso dibattito innescato da una seriedi valutazioni di Massimo Russo.
Dall'articolo di Pino Rea su www.lsdi.it
Al di là del giudizio sui compensi da fame per i web editor, quello che colpisce in particolare in questo articolo è la assoluta franchezza con cui si attribuisce a queste figure professionali del mondo dell’ informazione digitale la definizione di “redattori senza contratto giornalistico”, dando per scontato che nel web ci possano essere persone che fanno lavoro giornalistico (in che cosa il lavoro del web editor differisce da quello del giornalista-redattore dei siti mainstream con contrattazione giornalistica?) senza avere il trattamento previsto per quel lavoro.
Si tratta di una situazione molto diffusa se Alessandro Sisti ne parla come di figure a cui si può far ricorso per costruire delle testate con “strutture ragionevoli di costo”, come – fa capire – fanno probabilmente “i pure player Internet (portali come libero.it, yahoo.it, tiscali, network di blogger come liquida.it, etc)”, che adottano “strutture di costo con meno vincoli sulla forza lavoro”.
Per sperare di raggiungere un equilibrio costi/ricavi meno aleatorio per il suo Post, suggerisce l’ analisi di Sisti, Sofri potrebbe adottare prima di tutto una forte ‘dieta’ sul piano del costo del lavoro, con “redattori senza contratto giornalistico” e con un salario di 500 euro lordi al mese (web editor), invece dei 5 giornalisti regolarmente contrattualizzati che lavorano attualmente su quel sito.
Questo il ragionamento economico suggerito da Sisti:
- 5 redattori senza contratto giornalistico (web editor) 2500 x 12 = 30.000 euro anno- collaborazioni opinionist = 30.000 euro anno- housing = 25.000 euro anno- manutenzione applicativa sito 40.000 euro anno (due web developer)
- marketing 20.000 anno
Totale 145.000
Ricavi Netti 210.000Costi Operativi 145.000
Ebitda Margin 65.000 (30%)
Con la conclusione:
Consiglio: “Suggerisco a Sofri di continuare a collaborare su altri fronti per portare a casa lo stipendio….a meno di non voler seguire qualche più mite consiglio….”
giovedì 23 settembre 2010
AAA cercasi collaboratori competenti Offresi sviluppo di competenze (...?...)
L’Isola è una delle principali realtà editoriali che opera nel mondo della musica italiana dal 1996. Le attività si snodano tra rivista online, gestione di eventi musicali, organizzazione di concorsi/premi, pubblicazione di un periodico cartaceo a tiratura nazionale.
Si ricercano nuovi collaboratori per le città di Milano (sede centrale), Roma, Torino e Bologna al fine di ampliare il proprio organico, rafforzando ulteriormente la presenza sul territorio nazionale. Il candidato ideale deve possedere una buona conoscenza della storia musicale italiana e un’aggiornata preparazione sulla realtà discografica odierna.
Sono richieste:
- collaudate capacità compositive in ambito di critica musicale e reportage di eventi;
- naturale inclinazione all’ascolto analitico e frequente di lavori musicali (dischi/album di qualsiasi artista/genere musicale);
- dinamismo e capacità di seguire eventi live presenti nella propria città di riferimento;
Questo tipo di collaborazione non si basa su una retribuzione economica ma sull’inserimento nel settore dell’editoria musicale partendo da una delle principali riviste del settore, sviluppando nel candidato competenze giornalistiche legate alla critica musicale nelle sue forme più eterogenee (recensioni, interviste agli artisti, ecc).
La qualifica di collaboratore ufficiale prevederà una costante pubblicazione online di articoli firmati dal recensore, la possibilità di accrediti per accedere a titolo giornalistico ai principali concerti della scena musicale locale/nazionale, nonché di partecipare a nome de L’Isola ai principali eventi fieristici, conferenze, festival e rassegne musicali italiane.
I candidati interessati possono inviare il proprio curriculum in formato word o pdf al seguente indirizzo di posta:
redazione@lisolachenoncera.it
Si ricercano nuovi collaboratori per le città di Milano (sede centrale), Roma, Torino e Bologna al fine di ampliare il proprio organico, rafforzando ulteriormente la presenza sul territorio nazionale. Il candidato ideale deve possedere una buona conoscenza della storia musicale italiana e un’aggiornata preparazione sulla realtà discografica odierna.
Sono richieste:
- collaudate capacità compositive in ambito di critica musicale e reportage di eventi;
- naturale inclinazione all’ascolto analitico e frequente di lavori musicali (dischi/album di qualsiasi artista/genere musicale);
- dinamismo e capacità di seguire eventi live presenti nella propria città di riferimento;
Questo tipo di collaborazione non si basa su una retribuzione economica ma sull’inserimento nel settore dell’editoria musicale partendo da una delle principali riviste del settore, sviluppando nel candidato competenze giornalistiche legate alla critica musicale nelle sue forme più eterogenee (recensioni, interviste agli artisti, ecc).
La qualifica di collaboratore ufficiale prevederà una costante pubblicazione online di articoli firmati dal recensore, la possibilità di accrediti per accedere a titolo giornalistico ai principali concerti della scena musicale locale/nazionale, nonché di partecipare a nome de L’Isola ai principali eventi fieristici, conferenze, festival e rassegne musicali italiane.
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Quelli che fanno lavorare gratis i ragazzi
dal blog Italians di Beppe Severgnini
L'avrete saputo: a Milano ci sono 20mila avvocati, la metà di tutta la Francia. In Italia sono 230mila, e aumentano ogni anno di 15mila. Magari avete visto anche la lettera al "Corriere" di una giovane avvocata (anonima e pentita): a 27 anni prende 500 euro al mese, e ammette di essere fortunata. Almeno la pagano, e non la piazzano a fare fotocopie & caffè, come tanti colleghi coetanei. I numeri magari hanno colpito qualcuno, ma la storia - sono certo - non ha sorpreso nessuno. La laurea in legge - in assenza di grandi vocazioni, grande talento, grande impegno o grande papà - è l'autostrada verso la sottoccupazione intellettuale, con un tocco di schiavitù postmoderna. E qui arriva la prima domanda. Con che coraggio un affermato avvocato da 200mila+ euro l'anno, entrando in studio al mattino, guarda in faccia un ventenne cui offre un'elemosima da 200 euro al mese (magari neanche quella)? Non rivede se stesso, trent'anni prima? Non pensa che uno stipendio, per quanto piccolo, sarebbe giusto? Soldi ben spesi: ne guadagna l'autostima di chi li riceve e la coscienza di chi li offre. Esiste uno speciale girone del purgatorio per quelli che fanno lavorare gratis i ragazzi: prevedo sarà affollato. Con la laurea in legge si possono fare molte cose. Lo dimostrano Mara Carfagna, Checco Zalone, Pippo Baudo, Alessandro Preziosi, la squisita Gepi Cucciari, Guglielmo Stendardo (difensore della Lazio), Carlo Giovanardi (difensore della fede), Renzo Arbore, Mariastella Gelmini, Raimondo Vianello, Silvio Berlusconi e il sottoscritto. Questa duttilità, e l'assenza di numero chiuso, spinge molti ragazzi incerti sul proprio futuro a iscriversi a giurisprudenza. Dopo la laurea, se non si lasciano tentare dalla magistratura (una vocazione) o dal concorso per notaio (un terno al lotto), pensano all'avvocatura. Un consiglio: non fatelo. Al di là dello sfruttamento di cui sopra, c'è una questione di mercato. In Italia non c'è lavoro per 230mila avvocati: a meno che ci denunciamo tutti a vicenda, una volta la settimana, ma non sembra il caso. Nei tribunali italiani sono pendenti 5,5 milioni di processi civili e oltre 3 milioni di processi penali; l'attesa per una sentenza civile è in media di sei anni e dieci mesi; le procedure sono bizantine, il meccanismo delle notifiche semplicemente folle. A quel punto cosa accade? Il neo-avvocato, dopo cinque anni di studi, ventimila euro di spese e due anni di praticantato gratuito, ha di fronte due strade: fare la fame o attaccarsi a tutto. Suggerire azioni legali a chiunque, per esempio; quando tutti sappiamo che i tribunali sono da evitare (si guadagnano soldi, tempo, serenità e non si fa perder tempo ai magistrati). Per quest'avvocatura, sospesa tra affanno e sopravvivenza, gli americani hanno un nome: "ambulance chasers", quelli che corrono dietro alle ambulanze, fiutando azioni di risarcimento. Non fatelo, ragazzi. Se volete correre, scegliete l'aria aperta.
Beppe Severgnini
lunedì 20 settembre 2010
Cronisti e buoi dei paesi tuoi (in Rai)
Articolo di GIAN ANTONIO STELLA pubblicato su Corriere della Sera, il 20/09/10
Donne, cronisti e buoi dei paesi tuoi. Mentre il resto del mondo si spalanca sempre di più, la Rai ha deciso che ognuno deve stare nel suo angoletto. I nuovi assunti in Piemonte devono essere piemontesi, in Calabria calabresi, in Molise molisani. Nell'attesa, si capisce, di assumere solo pantanellesi a Pantanelli e rettorgolesi a Rettorgole. Per poi passare all'assunzione di tiburtini in via Tiburtina e casilini in via Casilina. E finire con l'apoteosi: l'assunzione condominio per condominio, scala per scala, pianerottolo per pianerottolo. Ognuno a casa sua. Barricato con triplo chiavistello.
Lo sbalorditivo messaggio, una specie di traduzione pratica di un iper-federalismo separatista al cubo in coincidenza con il centocinquantenario dell'Unità d'Italia, è contenuto nel «Bando delle selezioni per la TgR» sventolato in bella vista sulla prima pagina del sito aziendale. Dove si spiega che «la Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.A. effettuerà una selezione riservata a giornalisti professionisti di lingua italiana da utilizzare, per future esigenze, con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, in qualità di redattore ordinario, nelle redazioni giornalistiche regionali delle seguenti regioni e province autonome». E giù un elenco con le realtà locali, tranne Lazio. Come mai? Lo si legge alla sesta riga del verbale di incontro fra l'azienda e il sindacato: perché «come di consueto, eventuali esigenze di personale potranno essere soddisfatte mediante il ricorso a tutte le risorse già utilizzate a tempo determinato a Roma». Traduzione: sono già talmente in tanti a Saxa Rubra, spesso lasciati malinconicamente inutilizzati per motivi extra professionali, che non si può mettercene ancora.
Il bando, in realtà, come spiega il consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti e sindaco dell'Inpgi Pierluigi Roesler Franz, trabocca di «incongruenze». Un esempio? Per la redazione di Aosta è «prevista oltre a unCorriere della Seraa buona conoscenza della lingua inglese anche una fluente conoscenza del francese la cui valutazione avverrà con apposite prove di merito, mentre stranamente ci si è dimenticati di inserire nel, bando la buona conoscenza della lingua tedesca per la redazione di Bolzano!». O dello sloveno per quella di Trieste.
Un altro? Chi aspira a essere assunto deve essere nato dopo il 30 giugno 1974, nonostante per tutte le società pubbliche, Rai compresa, valga «l'art. 3, comma 6, della legge n. 127/1997 che stabilisce che l'assunzione ai pubblici impieghi non è più soggetta a limiti di età, salvo il caso di deroghe previste da regolamenti delle singole amministrazioni per esigenze particolari». Di più: all'aspirante redattore non basta il tesserino da professionista, che si ottiene superando un esame statale a prescindere dal titolo di studio. No: deve avere anche un «diploma di laurea (DL) "vecchio ordinamento"; oppure laurea specialistica (LS), o laurea magistrale (LM) "nuovo ordinamento"; oppure diploma rilasciato dalle Scuole di Giornalismo riconosciute dall'Ordine dei Giornalisti purché acquisito dopo il conseguimento della laurea breve o triennale (L)». Un limite che, tanto per dare un'idea, consentirebbe di assumere ingegneri nucleari, veterinari, agronomi e architetti paesaggisti, ma taglierebbe fuori, per citarne solo tre, fuoriclasse quali Giorgio Bocca, Enzo Biagi o Oriana Fallaci. I quali, a dispetto di chi si attacca ai timbri, si dedicarono al mestiere giovanissimi con tanta passione da non aver proprio il tempo per prendersi il pezzo di carta. Esattamente come non potrebbe essere oggi assunto con queste regole da Mauro Masi (ammesso e non concesso che a Masi interessasse) un professionista coi fiocchi e libero quale Enrico Mentana. Auguri. La chicca, però, è la precisazione Rai che gli aspiranti redattori, come le «donne e buoi dei paesi tuoi», potranno «candidarsi alla selezione» solo «per la redazione coincidente con la propria regione o provincia autonoma di residenza».
Di chi è stata l'idea? Boh... Forse di qualche testa fina decisa a mettersi in luce agli occhi di quei leghisti che spesso si sono lagnati come Calderoli («la lingua italiana è il dialetto romanesco che ci passa la Rai») o Castelli: «C'è troppo romanesco nell'informazione in tv». L'unico precedente che si ricordi di apartheid redazionale, diciamo così, è quello che tentò l'attuale ministro degli Interni Roberto Maroni il giorno in cui fu candidato alla direzione dell'Indipendente e tuonò: «Voglio fare un giornale del Nord per i nordisti con giornalisti rigorosamente del Nord». Direzione tramontata. Ma non è detto che sia andata in questo modo. Le sciocchezze a volte nascono così, per inerzia... Fatto sta che, come sostengono Pierluigi Roesler Franz, l'avvocato dell'Associazione Stampa Romana e della Fnsi Bruno Del Vecchio e il Codacons in un ricorso al Tar del Lazio, i concorsi per le aziende pubbliche, dal Portogallo alla Finlandia, dalla Gran Bretagna alla Romania, dovrebbero essere aperti a tutti gli europei, dai francesi agli svedesi, dagli scozzesi ai greci. E vincano i migliori. Starà poi al greco decidere se gli interessa un posto a Edimburgo o a un polacco un posto a Palermo. Punto.
È una questione di regole. Che minacciano di far scattare contro la Rai miriadi di ricorsi se è vero, come ricorda Del Vecchio, che «la provincia di Bolzano aveva recentemente indetto un bando di aggiornamento straordinario delle graduatorie provinciali degli insegnanti di Trento» che «prevedeva, tra l'altro, un maggiore punteggio per chi aveva lavorato nella provincia ed era residente in loco da almeno due anni» e «l'Unione europea ha contestato all'Italia tale discriminazione». Ma più ancora è una questione di buon senso. I giornalisti non si dividono in calabresi e valdostani, friulani e sardi. Ma in fuoriclasse, bravi, decenti, schiappe, liberi o servili. A meno che non si pensi che ogni giornalista deve essere schierato al servizio non del Paese ma della propria regione, della propria città, della propria contrada, del proprio condominio... Ma nel testo unico sulla radiotelevisione non c'è scritto che la «società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo» è istituita «al fine di favorire l'istruzione, la crescita civile e il progresso sociale, di promuovere la lingua italiana e la cultura, di salvaguardare l'identità nazionale?».
martedì 14 settembre 2010
Annunci di lavoro?
Perché tra le offerte di lavoro si continuano a trovare annunci come questo?
Network di informazione online ricerca su tutto il territorio nazionale, nuovi collaboratori (collaborazioni non retribuite senza validità per eventuali iscrizioni presso l'albo dei pubblicisti) per la scrittura di news e articoli riguardanti un ampia gamma di argomenti: eventi, cinema, teatro, arte, concorsi, fotografia,internet, informatica, nuove tecnologie, costume e altro ancora.
Non sono richieste particolari esperienze lavorative, ma sono necessari entusiasmo, buona capacità di scrittura e dimestichezza nell'utilizzo dei principali strumenti informatici.
Gli interessati possono inviare un curriculum e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali all’indirizzo mail: collaborazioninews@gmail.com.
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AAA cercasi "compagni di viaggio" non "dipendenti" e soprattutto che non pretendano uno stipendio
InviatoSpeciale è un quotidiano on line ed è prodotto dalla onlus TheGlobalvillageVoice. L'informazione italiana è in grave crisi e noi crediamo che si debba lavorare per offrire ai cittadini notizie trasparenti. Per farlo cerchiamo non solo persone alla ricerca di un lavoro, ma cittadini che vogliano impegnarsi per costruire una associazione in grado di coinvolgere sempre più gli italiani sul tema della libertà di espressione e sulla difesa dei diritti civili. Noi non abbiamo appartenenze di partito, ma siamo convinti sia indispensabile moralizzare la politica, diventata proprietà di una casta lontana dalla società. Conoscere i fatti significa poter capire e quindi essere in grado di decidere e votare con consapevolezza. Insomma, non vogliamo 'dipendenti', ma 'compagni di viaggio'. La crescita della onlus permette di ottenere consenso e quindi mette in condizione di recuperare le risorse utili per far funzionare la macchina. InviatoSpeciale è un quotidiano on line di giornalismo partecipativo, ovvero aperto alla collaborazione di tutti i cittadini, perchè pubblica scritti, filmati, foto di chiunque abbia qualcosa da dire. TheGlobalvillageVoice ritiene importante anche fornire chance a chi vuole intraprendere la professione giornalistica senza dover passare per vie tortuose o poco chiare. Se hai intenzione di fare una esperienza 'creativa', di lavorare con altri, di impegnarti per realizzare la tua occasione non solo prefessionale, ma prima di tutto umana e democratica sarai il benvenuto. Se pensi che lo stipendio sia il principio ispiratore della tua attività evita di scriverci. Se al contrario hai capito che per concretizzare i tuoi sogni devi metterti in gioco ed imparare a combattere insieme ad altri per realizzare gli obiettivi comuni allora hai trovato il posto giusto. Per concludere: noi siamo alla ricerca di cittadini-giornalisti, non di disoccupati in cerca del 'posto': di quelli ce ne sono a migliaia e non ci interessano. L'annuncio è valido per tutta Italia.
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lunedì 13 settembre 2010
Stagisti gratis per il governo
dal commento di Bruno Ugolini su L'Unità
C'è un sito (http://generazionep.blog.lastampa.it) che ospita, a cura di Marco Patruno, un assillante campagna denunciando lo scandalo di migliaia di giovani che, per trovare in qualche modo la strada dell’impiego, accettano quello che si chiama “stage”. Un tirocinio, insomma, che dovrebbe preludere ad un lavoro stabile. Spesso, però, non si ottiene alcuna formazione, si è sottopagati, si compie lo stesso lavoro di un normale impiegato e alla fine si è rispediti a casa.
C’è addirittura chi organizza stages gratuiti, senza nemmeno il rimborso delle spese. A dare l’esempio è il governo. Patruno denuncia l’organizzazione di stage siffatti presso il ministero dello sviluppo economico, a Roma. E’ offerto a giovani laureati con laurea di 100 su 110. Lavoreranno del tutto gratuitamente. Dovranno caricarsi anche il peso dei trasporti, del pasto, dell’affitto.
E’ quasi una direttiva visto che viene dai vertici dello Stato: non pagare i neo-collaboratori. Un invito per quegli imprenditori (Patruno cita lo stagista che presso la Commissione Europea prende 1500 euro) che almeno pagano le spese agli stagisti. Così Patruno rivendica una legge capace di imporre “uno stipendio” per gli stagisti. Una presa di posizione che solleva proteste da parte di imprenditori che scrivono al sito. Segnalano che numerosi stagisti di cui avevano usufruito dimostravano una diffusa impreparazione. Scrivono di aver incrociato “persone laureate o diplomate che non sarebbero adatti nemmeno a lavorare in catena di montaggio”. Molti di loro, aggiungono, aspirerebbero a “un lavoro perfetto” ma in realtà “non si meriterebbero nemmeno di vendere accendini ai semafori per quanto sono incapaci”. E ancora “Ho dovuto spiegare a neodiplomati come si invia un fax e come si scarica la posta elettronica”.
Espressioni dure che testimoniano certo dell’inadeguatezza di parte del sistema scolastico ma che eludono il problema. Intanto, però, dovrebbero riflettere sul fatto che questo sistema è stato picconato e così aggravato, dalla solerte ministra Gelmini. Inoltre dovrebbero spiegare come mai questa manodopera giovanile, malgrado i difetti denunciati, le scarse qualità professionali, viene quotidianamente usata. E spesso adibita a compiti che nulla hanno a che fare col tirocinio, con la formazione professionale. Insomma è chiaro che la scelta è quella della competizione nel mercato basata solo sulla compressione dei costi. E allora donne e uomini meno costano e più sono ricercati. Non solo: siccome anche i diritti e le tutele costano si cercano di smantellare. Pomigliano docet. E questo sarebbe il nuovo patto tra capitale e lavoro di cui tanto si ciancia?
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venerdì 3 settembre 2010
Newton Compton cerca giovani traduttrici su Facebook, scoppia la polemica
Da Affari Italiani:
di Antonio Prudenzano
Ai tempi di Facebook anche il lavoro si trova (e a volte si perde...) sul social network più famoso. Così, anche le case editrici italiane si adeguano e ne approfittano per cercare nuovi collaboratori tra i "fan" delle proprie pagine Fb.
Non a caso è da poco comparso un messaggio sulla bacheca della Newton Compton (oltre 3mila fan) che in pochi minuti è stato subito "assaltato" (gli aspiranti traduttori non mancano...). Peccato sia subito nata una (piccola) polemica virtuale. Colpa del contenuto dell'annuncio, giudicato da molti discriminante. Eccolo: "Cercasi giovani candidate (under 30) per prova di traduzione dall'inglese all'italiano di Pretty Little Liars (scrivere a info@newtoncompton.com)".
La prima a intervenire è Elisa, che nel suo commento si chiede ironicamente: "C'è un errore... all'annuncio manca 'di bella presenza'. Anche Vale è perplessa. Daniele (un aspirante traduttore uomo che si sente discriminato) più di lei: "Adesso pure per tradurre bisogna esser giovani donne?". Mentre Oscar è addirittura scioccato: "Il mondo è impazzito... totalmente...". Elena ha un dubbio: "Ma come! Perché le traduzioni delle over trenta hanno la scadenza come il latte?". Indignata Stefania: "COSA?? Ora capisco perchè sempre più libri tradotti fanno letteralmente PENA... Casualmente, sono una traduttrice freelance -over 30- e ancor più casualmente ho già letto i libri e visto la serie TV in lingua originale. Bello sapere di non poter neppure essere prese in considerazione per il lavoro. VERGOGNATEVI". Al contrario è felice Anita, probabilmente non un'aspirante traduttrice: "Pubblicherete Pretty Little Liars??????? Che bella notizia!". Per la cronaca, "Pretty Little Liars" (da cui verrà tratto un libro) è una serie tv Usa. Un teen drama con molti elementi noir, che vede protagoniste quattro ragazze alle prese con la misteriosa scomparsa di un'amica comune.
A un certo punto c'è chi chiede alla Newton Compton di inserirsi nel dibattito, e la casa editrice non perde tempo pubblicando questo commento: "Andiamo con ordine: Newton Compton è assolutamente aperta a ricevere e valutare curricula di traduttori di ogni età! Siamo abituati a lavorare con uomini e donne, giovani e meno giovani. In questo caso specifico (come in altri, del resto) cerchiamo di far coincidere lo spirito del libro con la 'voce' che poi avrà in italiano. Questo succede con i testi più specifici (come ad esempio le guide turistiche o i manuali di cucina) o sui testi più orientati nel loro genere (thriller made in Usa o chicklit made in Uk). Questo per dire che la scelta del traduttore è raramente casuale, ciascuno può dare il meglio secondo le proprie capacità e secondo il proprio background ed è proprio lì che l'editore deve trovare quel 'non so che' per far si che la resa sia poi il più possibile accattivante e verosimile. In questo caso, date le premesse, vi sarà facile ora comprendere come mai questo annuncio fosse così apparentemente snob... Ed era anche un esperimento per coinvolgere la community di Fb (così presente e partecipe) nel nostro lavoro di ogni giorno. Quindi, fatevi sotto traduttori di ogni sesso ed età, ma in particolare (solo per oggi) giovani traduttrici".
Lo scambio di commenti continua, e non mancano le critiche alle spiegazioni della casa editrice, che è costretta a intervenire ancora (in parte contraddicendosi): "L'annuncio vuole essere assolutamente informale, un modo di coinvolgere fan e lettori, e i limiti d'età e sesso sono ovviamente del tutto elastici, sebbene per ovvie ragioni in questo caso essere giovani e femmine aiuterebbe. Siamo da sempre aperti a ricevere curricula e selezionare prove di traduzione di tutti, come può confermare chiunque abbia inviato di recente un curriculum, e davvero non pensavamo che un annuncio così innocuo sollevasse tutte queste polemiche. Se c'è tra di voi qualcuno che vuole tradurre, potete naturalmente mandare il CV. Tra le persone che hanno partecipato a questa discussione, solo una ha sostenuto e con successo una prova di traduzione)". E lo scambio di commenti non sembra destinato ad interrompersi...
L'editoria ai tempi di Facebook è anche questo. D'altronde si sa, il marketing via social network è imprevedibile. Nel bene e nel male...
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