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lunedì 18 ottobre 2010

Al verde...

Giornalisti Vegan? Avanti!
Promiseland.it cerca giornalisti Vegan!
Contattaci per collaborare attivamente con la redazione di Promiseland.it
Se vuoi fare attivamente qualcosa di concreto per gli ideali etici e di nonviolenza che condividi con Promiseland.it…
Se pensi di avere esperienza su un qualsiasi tema etico/ambientale/civico e vorresti che certi argomenti fossero più diffusi, ma i grandi media si guardano bene dal farlo…
Se sei appassionato di giornalismo, e vorresti assumere un incarico di responsabilità che ti permetta di farti la giusta esperienza diretta confrontandoti con un vero pubblico di lettori su scala nazionale…
Se vuoi scrivere e firmare i tuoi articoli insieme ad un team di professionisti disposti ad aiutarti ed a darti tutti gli strumenti per imparare e crescere professionalmente nel settore della comunicazione Etica…
Se ti riconosci anche in uno solo di questi aspetti…
Allora contattaci perché possiamo offrirti la possibilità di avere una vetrina importante sul principale Network Italiano di informazione Etica e Vegan. Non si tratta di un’incarico retribuito economicamente, ma della possibilità di partecipare con le proprie capacità ad un progetto finalizzato alla crescita della società verso un modello maggiormente Etico e Vegan.
NOTA: Promiseland.it è un Network Etico, da sempre il principale promotore in Italia di uno stile di vita nonviolento e Vegan. Per collaborare a Promiseland.it , pur non essendo un vincolo il fatto di non essere Vegan (anche se è ovviamente preferibile e la quasi totalità di noi lo è), è comunque necessario avere una forte sensibilità verso questa scelta e conoscerne le motivazioni che stanno alla base.
Contattaci subito e ti risponderemo con tutti i chiarimenti del caso.
Info e contatti: info@promiseland.it

lunedì 11 ottobre 2010

L’esercito irregolare degli stagisti

Dall'articolo di David Randall su Internazionale
Da una decina di anni faccio parte di un’organizzazione che sfrutta le ragazze. Cioè, a dire la verità, anche i ragazzi: non facciamo discriminazioni.

Siamo pronti ad approfittare di chiunque sia disposto a sottoporsi a quello che gli americani chiamano internship e qui a Londra si chiama “esperienza di lavoro”. In altre parole: sfruttiamo i giovani che vogliono diventare giornalisti e sono disposti a lavorare gratis, per settimane o perfino mesi, in cambio di un po’ d’esperienza e della possibilità di scrivere nei loro curriculum che hanno passato un periodo di tempo nella redazione di un quotidiano nazionale.

Questo sistema, che qualcuno considera una truffa, è cominciato per quanto ne so una quindicina d’anni fa. All’epoca ci fu un notevole aumento dei corsi di giornalismo (che per le università affamate di soldi sono una laurea facile da offrire a potenziali studenti), unito a una diminuzione dei posti da praticante nelle principali testate britanniche. Da questo squilibrio tra aspiranti giornalisti e posti disponibili è nata “l’esperienza di lavoro”, una soluzione che in teoria avrebbe dovuto accontentare tutti. I giovani fanno esperienza, forse imparano anche qualcosa, e noi abbiamo personale gratis.

All’inizio erano tutti figli di colleghi, ma poi si è sparsa la voce. La settimana scorsa l’edizione domenicale del mio giornale aveva sei stagisti, e in passato ne abbiamo avuti anche di più, e oggi quasi tutti i quotidiani ne hanno qualcuno.

In alcuni giornali gli stagisti stanno seduti in un angolo, preparano il caffè e sono abbandonati a loro stessi. All’Independent on Sunday, invece, gli chiediamo di fare le ricerche online, di contattare nuove fonti e, ogni tanto, di scrivere qualche box informativo o una didascalia.

Sono sotto la stretta supervisione dei reporter più anziani o dei caporedattori e alcuni rispondono magnificamente, lavorando in modo intelligente e fermandosi volentieri in redazione anche dopo l’orario stabilito. Voi direte che si tratta di sfruttamento, ma dato che sono lì per imparare e fare esperienza, più si danno da fare e meglio è.

I veri sfortunati sono quelli a cui non viene affidato nessun compito, a volte perché mostrano poco talento e scarso entusiasmo. Molto raramente, se uno stagista sembra davvero promettente, gli chiedo di scrivere un articolo di cronaca a partire da un lancio di agenzia. E ogni due anni mi capita un laureato talmente eccezionale che lo “adotto” subito, gli regalo uno o due libri da leggere e continuo a interessarmi a lui anche dopo che se n’è andato. Dieci anni fa avevo trovato una ragazza che era chiaramente una giornalista nata. L’ho segnalata al miglior corso di giornalismo, le ho dato consigli mentre si faceva strada nei giornali più piccoli, e quattro anni fa è stata assunta da un quotidiano nazionale. All’inizio dell’estate io e mia moglie siamo andati al suo matrimonio. Vederla crescere così è stata una soddisfazione, come se fossi stato suo padre.

Come molti giovani che hanno lavorato con me, e che hanno ricavato molto dalla loro esperienza, mi è riconoscente. Ormai siamo arrivati a far conto su queste persone per svolgere il faticoso lavoro della ricerca di base. Senza gli stagisti non potremmo farlo.

Allora è un sistema vantaggioso per tutti? Non proprio, perché ci sono tre aspetti del sistema che non mi piacciono. Primo: dato che non li paghiamo (e non possiamo permettercelo e se fossimo obbligati a farlo dovremmo rinunciarci), qualcuno deve dargli da mangiare, da bere, una casa e soldi da spendere. E di solito quel qualcuno sono i loro genitori. Il risultato è che sono quasi tutti figli di persone benestanti (e spesso anche i loro genitori lavorano nel mondo dell’informazione).

Secondo: ormai per chiunque speri di trovare un lavoro è indispensabile poter mettere nel suo curriculum una serie di esperienze. Di conseguenza questo sistema diventa una forma di discriminazione di classe. Se i vostri genitori non possono permettersi di mantenervi per mesi mentre lavorate gratis, in pratica siete esclusi dal mondo del giornalismo.

Terzo: ora che giornali e riviste hanno a disposizione questo personale gratuito (e nei giornali di provincia gli stagisti non solo aiutano i reporter ma scrivono anche gli articoli), il numero di assunzioni è diminuito.

Se abolissero l’intero sistema io sarei d’accordo, ma dato che difficilmente succederà, cosa possiamo fare per migliorarlo? Anche se io e il mio direttore ogni tanto cerchiamo di dare qualcosa ai più meritevoli, pagargli uno stipendio è fuori questione.

I giornali come il mio perdono più soldi di quelli che guadagnano. La soluzione che suggerisco è di chiedere agli editori di creare un piccolo fondo. Gli aspiranti stagisti potrebbero chiedere una borsa di studio, e solo quelli che la ottengono potrebbero lavorare in redazione.

Il numero degli stagisti si ridurrebbe molto ma il metodo sarebbe più giusto e allontanerebbe il sospetto di sfruttamento. Garantirebbe anche che chiunque voglia entrare nel mondo del giornalismo sia giudicato in base alle sue capacità e non dal conto in banca dei suoi genitori.

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Il lavoro non è un dono: lavoro editoriale e gratuità

Sul numero di settembre 2010 di 'alfabeta2' un interessante articolo di Cristina Morini sulla precarietà del lavoro cognitivo nel settore editoriale.

"Nel bel mezzo della società della conoscenza, ingrassa l’ignoranza. Nel crescere della tecnica, nell’ampliarsi spropositato dei cataloghi e del numero delle pubblicazioni, nell’aumento esponenziale delle iscrizioni alle scuole di giornalismo e ai master in editoria d’Italia, si avranno sempre più rudimenti di tutto ed esperienza di niente, rivincita estrema della “cultura del taglia e cuci o del rappezzage”, come la chiama la Rete dei redattori precari sul suo sito rerepre.org.

mercoledì 29 settembre 2010

Professione "Articolista"

Chi è l’articolista? Ma soprattutto: che lavoro fa?
E’ necessario addentrarsi nel sottobosco del web per scoprire l’esistenza di questa figura a metà tra il giornalista e l’ operaio alla catena di montaggio. Sul web nasce, col web si nutre e di web muore.
L’ “articolista” è un tuttologo di età indefinita e sesso neutro. Due le sue caratteristiche: squattrinato e dedito al sacrificio. Non ha sindacato né ordine di appartenenza e nella scala gerarchica della professione occupa il posto dopo l’ultimo perché l’ultimo è già troppo affollato dai “collaboratori”.
Di fatto l’articolista è questo: uno che produce il maggior numero di pezzi possibile per il maggior numero di committenti, nel minor tempo e soprattutto al minor costo.
Si aggira per il web come un moribondo demolendo la sua autostima e trascinandosi dietro una valigia sempre più leggera di sogni, ambizioni e speranze. All’articolista non si chiedono referenze o competenze specifiche ma SOLO creatività, curiosità, impegno e puntualità nella consegna dei pezzi e soprattutto “poche pretese”, economiche ovviamente.
In teoria “articolista” potrebbe essere chiunque sa mettere in fila due parole d’italiano ed è pratico, ma neanche troppo, di navigazione sul web.
La realtà, però, è ben diversa: l’articolista è la nuova declinazione del freelance. “Articolisti” sono tutti quei giornalisti, pubblicisti, professionisti o aspiranti, non fa differenza, che non riuscendo a penetrare la cortina di ferro della stampa italiana, ripiegano sul web collezionando collaborazioni da pochi centesimi a pezzo. Una realtà che non fa scandalo, non suscita indignazione, non merita la ribalta delle cronache. L’articolista, a differenza del collaboratore, non è degno neanche della “solidarietà” dei colleghi “togati”. E’ ignorato, punto. Un’indifferenza che ha permesso a questo sottobosco di crescere, moltiplicarsi, infittirsi assumendo le forme più disparate. Eppure è una realtà neanche troppo nascosta, basta fare un giro su internet e digitare “cercasi blogger”, “cercasi articolista” o le sue varie declinazioni per veder spuntare fieri, prepotenti e senza remore annunci di lavoro che palesano senza ombra di dubbio questa verità. Blog, siti internet, associazioni, testate, tutti lì pronti ad offrire collaborazioni da 50 centesimi a 2 euro lordi a pezzo e per cotanta gentile offerta chiedono solo che gli articoli siano originali, ben scritti, interessanti ecc. ecc. Ma il dramma non finisce qui. L’articolista, infatti, ha imparato ad essere vittima e carnefice di se stesso. Oltre agli annunci diretti esistono tutta una serie di forum e siti dove avviene una sorta di compravendita “intellettuale”. Il committente mette all’asta la realizzazione di un pacchetto da 20, 50, 100 e più pezzi da realizzare in tot tempo e gli articolisti partono con le loro offerte al ribasso fin quando ottiene il lavoro chi costa meno e produce di più, con buona pace di approfondimento, verifica e qualità dei pezzi realizzati.
Nessuno controlla, in pochi alzano la voce con il risultato di delegittimare il diritto costituzionale ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, di far passare il messaggio che la preparazione e l’esperienza sono indice di pericolo per futuri reclami e le aspettative professionali fastidiose zavorre.

lunedì 27 settembre 2010

500 euro lordi al mese per il ‘redattore senza contratto giornalistico’

Cinquecento euro lordi al mese; 6.000 euro lordi l’ anno.

E’ il salario medio di un web editor secondo quanto riporta Alessandro Sisti, un esperto di mezzi di comunicazione, digital marketing, web e social network, in un articolo in cui analizza la questione dell’ andamento economico del Post di Luca Sofri, al centro in questi giorni di un acceso dibattito innescato da una seriedi valutazioni di Massimo Russo.

Dall'articolo di Pino Rea su www.lsdi.it
Al di là del giudizio sui compensi da fame per i web editor, quello che colpisce in particolare in questo articolo è la assoluta franchezza con cui si attribuisce a queste figure professionali del mondo dell’ informazione digitale la definizione di “redattori senza contratto giornalistico”, dando per scontato che nel web ci possano essere persone che fanno lavoro giornalistico (in che cosa il lavoro del web editor differisce da quello del giornalista-redattore dei siti mainstream con contrattazione giornalistica?) senza avere il trattamento previsto per quel lavoro.

Si tratta di una situazione molto diffusa se Alessandro Sisti ne parla come di figure a cui si può far ricorso per costruire delle testate con “strutture ragionevoli di costo”, come – fa capire – fanno probabilmente “i pure player Internet (portali come libero.it, yahoo.it, tiscali, network di blogger come liquida.it, etc)”, che adottano “strutture di costo con meno vincoli sulla forza lavoro”.

Per sperare di raggiungere un equilibrio costi/ricavi meno aleatorio per il suo Post, suggerisce l’ analisi di Sisti, Sofri potrebbe adottare prima di tutto una forte ‘dieta’ sul piano del costo del lavoro, con “redattori senza contratto giornalistico” e con un salario di 500 euro lordi al mese (web editor), invece dei 5 giornalisti regolarmente contrattualizzati che lavorano attualmente su quel sito.

Questo il ragionamento economico suggerito da Sisti:

- 5 redattori senza contratto giornalistico (web editor) 2500 x 12 = 30.000 euro anno- collaborazioni opinionist = 30.000 euro anno- housing = 25.000 euro anno- manutenzione applicativa sito 40.000 euro anno (due web developer)
- marketing 20.000 anno


Totale 145.000
Ricavi Netti 210.000Costi Operativi 145.000
Ebitda Margin 65.000 (30%)


Con la conclusione:


Consiglio: “Suggerisco a Sofri di continuare a collaborare su altri fronti per portare a casa lo stipendio….a meno di non voler seguire qualche più mite consiglio….”

giovedì 23 settembre 2010

AAA cercasi collaboratori competenti Offresi sviluppo di competenze (...?...)

L’Isola è una delle principali realtà editoriali che opera nel mondo della musica italiana dal 1996. Le attività si snodano tra rivista online, gestione di eventi musicali, organizzazione di concorsi/premi, pubblicazione di un periodico cartaceo a tiratura nazionale.

Si ricercano nuovi collaboratori per le città di Milano (sede centrale), Roma, Torino e Bologna al fine di ampliare il proprio organico, rafforzando ulteriormente la presenza sul territorio nazionale. Il candidato ideale deve possedere una buona conoscenza della storia musicale italiana e un’aggiornata preparazione sulla realtà discografica odierna.
Sono richieste:
- collaudate capacità compositive in ambito di critica musicale e reportage di eventi;
- naturale inclinazione all’ascolto analitico e frequente di lavori musicali (dischi/album di qualsiasi artista/genere musicale);
- dinamismo e capacità di seguire eventi live presenti nella propria città di riferimento;

Questo tipo di collaborazione non si basa su una retribuzione economica ma sull’inserimento nel settore dell’editoria musicale partendo da una delle principali riviste del settore, sviluppando nel candidato competenze giornalistiche legate alla critica musicale nelle sue forme più eterogenee (recensioni, interviste agli artisti, ecc).

La qualifica di collaboratore ufficiale prevederà una costante pubblicazione online di articoli firmati dal recensore, la possibilità di accrediti per accedere a titolo giornalistico ai principali concerti della scena musicale locale/nazionale, nonché di partecipare a nome de L’Isola ai principali eventi fieristici, conferenze, festival e rassegne musicali italiane.

I candidati interessati possono inviare il proprio curriculum in formato word o pdf al seguente indirizzo di posta:

redazione@lisolachenoncera.it

lunedì 20 settembre 2010

Cronisti e buoi dei paesi tuoi (in Rai)

Articolo di GIAN ANTONIO STELLA pubblicato su Corriere della Sera, il 20/09/10


Donne, cronisti e buoi dei paesi tuoi. Mentre il resto del mondo si spalanca sempre di più, la Rai ha deciso che ognuno deve stare nel suo angoletto. I nuovi assunti in Piemonte devono essere piemontesi, in Calabria calabresi, in Molise molisani. Nell'attesa, si capisce, di assumere solo pantanellesi a Pantanelli e rettorgolesi a Rettorgole. Per poi passare all'assunzione di tiburtini in via Tiburtina e casilini in via Casilina. E finire con l'apoteosi: l'assunzione condominio per condominio, scala per scala, pianerottolo per pianerottolo. Ognuno a casa sua. Barricato con triplo chiavistello.
Lo sbalorditivo messaggio, una specie di traduzione pratica di un iper-federalismo separatista al cubo in coincidenza con il centocinquantenario dell'Unità d'Italia, è contenuto nel «Bando delle selezioni per la TgR» sventolato in bella vista sulla prima pagina del sito aziendale. Dove si spiega che «la Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.A. effettuerà una selezione riservata a giornalisti professionisti di lingua italiana da utilizzare, per future esigenze, con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, in qualità di redattore ordinario, nelle redazioni giornalistiche regionali delle seguenti regioni e province autonome». E giù un elenco con le realtà locali, tranne Lazio. Come mai? Lo si legge alla sesta riga del verbale di incontro fra l'azienda e il sindacato: perché «come di consueto, eventuali esigenze di personale potranno essere soddisfatte mediante il ricorso a tutte le risorse già utilizzate a tempo determinato a Roma». Traduzione: sono già talmente in tanti a Saxa Rubra, spesso lasciati malinconicamente inutilizzati per motivi extra professionali, che non si può mettercene ancora.
Il bando, in realtà, come spiega il consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti e sindaco dell'Inpgi Pierluigi Roesler Franz, trabocca di «incongruenze». Un esempio? Per la redazione di Aosta è «prevista oltre a unCorriere della Seraa buona conoscenza della lingua inglese anche una fluente conoscenza del francese la cui valutazione avverrà con apposite prove di merito, mentre stranamente ci si è dimenticati di inserire nel, bando la buona conoscenza della lingua tedesca per la redazione di Bolzano!». O dello sloveno per quella di Trieste.
Un altro? Chi aspira a essere assunto deve essere nato dopo il 30 giugno 1974, nonostante per tutte le società pubbliche, Rai compresa, valga «l'art. 3, comma 6, della legge n. 127/1997 che stabilisce che l'assunzione ai pubblici impieghi non è più soggetta a limiti di età, salvo il caso di deroghe previste da regolamenti delle singole amministrazioni per esigenze particolari». Di più: all'aspirante redattore non basta il tesserino da professionista, che si ottiene superando un esame statale a prescindere dal titolo di studio. No: deve avere anche un «diploma di laurea (DL) "vecchio ordinamento"; oppure laurea specialistica (LS), o laurea magistrale (LM) "nuovo ordinamento"; oppure diploma rilasciato dalle Scuole di Giornalismo riconosciute dall'Ordine dei Giornalisti purché acquisito dopo il conseguimento della laurea breve o triennale (L)». Un limite che, tanto per dare un'idea, consentirebbe di assumere ingegneri nucleari, veterinari, agronomi e architetti paesaggisti, ma taglierebbe fuori, per citarne solo tre, fuoriclasse quali Giorgio Bocca, Enzo Biagi o Oriana Fallaci. I quali, a dispetto di chi si attacca ai timbri, si dedicarono al mestiere giovanissimi con tanta passione da non aver proprio il tempo per prendersi il pezzo di carta. Esattamente come non potrebbe essere oggi assunto con queste regole da Mauro Masi (ammesso e non concesso che a Masi interessasse) un professionista coi fiocchi e libero quale Enrico Mentana. Auguri. La chicca, però, è la precisazione Rai che gli aspiranti redattori, come le «donne e buoi dei paesi tuoi», potranno «candidarsi alla selezione» solo «per la redazione coincidente con la propria regione o provincia autonoma di residenza».
Di chi è stata l'idea? Boh... Forse di qualche testa fina decisa a mettersi in luce agli occhi di quei leghisti che spesso si sono lagnati come Calderoli («la lingua italiana è il dialetto romanesco che ci passa la Rai») o Castelli: «C'è troppo romanesco nell'informazione in tv». L'unico precedente che si ricordi di apartheid redazionale, diciamo così, è quello che tentò l'attuale ministro degli Interni Roberto Maroni il giorno in cui fu candidato alla direzione dell'Indipendente e tuonò: «Voglio fare un giornale del Nord per i nordisti con giornalisti rigorosamente del Nord». Direzione tramontata. Ma non è detto che sia andata in questo modo. Le sciocchezze a volte nascono così, per inerzia... Fatto sta che, come sostengono Pierluigi Roesler Franz, l'avvocato dell'Associazione Stampa Romana e della Fnsi Bruno Del Vecchio e il Codacons in un ricorso al Tar del Lazio, i concorsi per le aziende pubbliche, dal Portogallo alla Finlandia, dalla Gran Bretagna alla Romania, dovrebbero essere aperti a tutti gli europei, dai francesi agli svedesi, dagli scozzesi ai greci. E vincano i migliori. Starà poi al greco decidere se gli interessa un posto a Edimburgo o a un polacco un posto a Palermo. Punto.
È una questione di regole. Che minacciano di far scattare contro la Rai miriadi di ricorsi se è vero, come ricorda Del Vecchio, che «la provincia di Bolzano aveva recentemente indetto un bando di aggiornamento straordinario delle graduatorie provinciali degli insegnanti di Trento» che «prevedeva, tra l'altro, un maggiore punteggio per chi aveva lavorato nella provincia ed era residente in loco da almeno due anni» e «l'Unione europea ha contestato all'Italia tale discriminazione». Ma più ancora è una questione di buon senso. I giornalisti non si dividono in calabresi e valdostani, friulani e sardi. Ma in fuoriclasse, bravi, decenti, schiappe, liberi o servili. A meno che non si pensi che ogni giornalista deve essere schierato al servizio non del Paese ma della propria regione, della propria città, della propria contrada, del proprio condominio... Ma nel testo unico sulla radiotelevisione non c'è scritto che la «società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo» è istituita «al fine di favorire l'istruzione, la crescita civile e il progresso sociale, di promuovere la lingua italiana e la cultura, di salvaguardare l'identità nazionale?».

martedì 14 settembre 2010

Annunci di lavoro?

Perché tra le offerte di lavoro si continuano a trovare annunci come questo?



Network di informazione online ricerca su tutto il territorio nazionale, nuovi collaboratori (collaborazioni non retribuite senza validità per eventuali iscrizioni presso l'albo dei pubblicisti) per la scrittura di news e articoli riguardanti un ampia gamma di argomenti: eventi, cinema, teatro, arte, concorsi, fotografia,internet, informatica, nuove tecnologie, costume e altro ancora.
Non sono richieste particolari esperienze lavorative, ma sono necessari entusiasmo, buona capacità di scrittura e dimestichezza nell'utilizzo dei principali strumenti informatici.
Gli interessati possono inviare un curriculum e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali all’indirizzo mail: collaborazioninews@gmail.com.

lunedì 7 giugno 2010

La storia di Mara, professionista low cost

Il mio vero nome non lo dico, mi vergogno, facciamo finta che mi chiami Mara. Ho 35 anni, sono professionista da 8, lo sono diventata frequentando una scuola di giornalismo. Ho lavorato tanto, in radio e in qualche quotidiano, sempre collaborazioni da due soldi che messe insieme, però, riuscivano a farmi campare. Quattro anni fa sono stata assunta in un quotidiano, un miracolo... Ci sono rimasta due anni, poi ha chiuso e tutti a casa... Qualcuno dei miei colleghi che aveva santi in paradiso o è più bravo di me con le "relazioni sociali", è riuscito a ricollocarsi. Io no. Io mi barcamenno tra un annuncio e un altro, scrivo recensioni per un sito web che mi paga 5 euro ad articolo e non riesco neanche più a trovare quelle collaborazioni che avevo prima, forse perché nel frattempo ho avuto un figlio e quando vado a propormi come freelance pensano che non abbia abbastanza tempo a disposizione da dedicare al lavoro...

martedì 25 maggio 2010

Qui si guadagna un tutor

Pro Patria Volley Milano, una delle massime espressioni della pallavolo femminile milanese e italiana, attiva soprattutto a livello giovanile, cerca un giovane giornalista praticante o aspirante tale per avviare l'ufficio stampa. Non è prevista una retribuzione ma la possibilità di tutoraggio da parte di un giornalista professionista.
 
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