Eh già, qualcosa si muove nell'immobile mondo degli annunci di lavoro...Le offerte sono sempre meno e sempre più demotivanti ma cresce, anzi esplode, l'indiganzione di chi non ce la fa più a vedersi proporre stage sottopagati o gratuiti...Evviva
Leggete questi due annunci con relativi commenti scovati su Lavori creativi:
- Inside Art
- Tuttogratis
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venerdì 22 luglio 2011
giovedì 3 marzo 2011
Cercasi videomaker con 5 anni di esperienza per stage gratuito di 3 anni!
Per la serie drammaticamente esilarante:
Annuncio di VBCW:
Cerchiamo per importanti produzioni a livello internazionale un videomaker con almeno 5 anni di esperienza professionale documentabile, con videcamera full HD propria, possibilmente anche Canon 7D, radio microfoni collarini e gelato, cavalletti e luci, molto esperto di montaggio su tutti i principali sistemi di editing più diffusi, ottima conoscenza dei software di sound design, di illuminazione del set, di color correction, di web design in Flash. E' titolo preferenziale abilità nel compositing con After Effects, Nuke, Flame, modellazione 3D con Maya (almeno 3 anni), programmazione action script, php, java, app per smartphones. E' gradita conoscenza inglese e/o tedesco. Per chiarezza e onestà non retribuiamo, solo stagisti a titolo gratuito in collaborazione per la durata di tre anni.
sabato 5 febbraio 2011
Buongiorno Cgil! Il sindacato lancia la campagna "Non + stage truffa"
Parte la nuova azione dei Giovani NON+ disposti a tutto che punta il dito contro l’uso improprio dello stage: stage e praticantato dovrebbero strumenti per formarsi, ma in moltissimi casi vengono utilizzati come lavoro gratuito o sottopagato in sostituzione di personale dipendente.
continua a leggere qui
Il decalogo del corretto stage: 1) Stage e tirocinio devono essere fondati su un progetto formativo, definito da una convenzione tra l’ente promotore, l’ente ospitante e lo stagista. 2) Gli stagisti devono essere inseriti in (o aver da poco concluso) percorsi formativi. 3) Lo stagista ha diritto a un Tutor. 4) Lo stagista non può sostituire personale dipendente. 5) È consentito un limite massimo di stagisti in proporzione al personale. 6) La durata di uno stage è commisurata al progetto formativo. 7) Lo stage non può essere prorogato. 8) Lo stagista deve esser messo in condizione di formarsi. 9) Allo stagista devono essere riconosciuti pari diritti rispetto ai dipendenti su servizi-mensa, buoni-pasto, trasporti, alloggio, assicurazione infortunistica e tutte le norme previste sulla salute e sicurezza. 10) Lo stagista ha diritto a un rimborso spese di 400 euro a titolo di borsa di studio.
lunedì 11 ottobre 2010
L’esercito irregolare degli stagisti
Dall'articolo di David Randall su Internazionale
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Da una decina di anni faccio parte di un’organizzazione che sfrutta le ragazze. Cioè, a dire la verità, anche i ragazzi: non facciamo discriminazioni.
Siamo pronti ad approfittare di chiunque sia disposto a sottoporsi a quello che gli americani chiamano internship e qui a Londra si chiama “esperienza di lavoro”. In altre parole: sfruttiamo i giovani che vogliono diventare giornalisti e sono disposti a lavorare gratis, per settimane o perfino mesi, in cambio di un po’ d’esperienza e della possibilità di scrivere nei loro curriculum che hanno passato un periodo di tempo nella redazione di un quotidiano nazionale.
Questo sistema, che qualcuno considera una truffa, è cominciato per quanto ne so una quindicina d’anni fa. All’epoca ci fu un notevole aumento dei corsi di giornalismo (che per le università affamate di soldi sono una laurea facile da offrire a potenziali studenti), unito a una diminuzione dei posti da praticante nelle principali testate britanniche. Da questo squilibrio tra aspiranti giornalisti e posti disponibili è nata “l’esperienza di lavoro”, una soluzione che in teoria avrebbe dovuto accontentare tutti. I giovani fanno esperienza, forse imparano anche qualcosa, e noi abbiamo personale gratis.
All’inizio erano tutti figli di colleghi, ma poi si è sparsa la voce. La settimana scorsa l’edizione domenicale del mio giornale aveva sei stagisti, e in passato ne abbiamo avuti anche di più, e oggi quasi tutti i quotidiani ne hanno qualcuno.
In alcuni giornali gli stagisti stanno seduti in un angolo, preparano il caffè e sono abbandonati a loro stessi. All’Independent on Sunday, invece, gli chiediamo di fare le ricerche online, di contattare nuove fonti e, ogni tanto, di scrivere qualche box informativo o una didascalia.
Sono sotto la stretta supervisione dei reporter più anziani o dei caporedattori e alcuni rispondono magnificamente, lavorando in modo intelligente e fermandosi volentieri in redazione anche dopo l’orario stabilito. Voi direte che si tratta di sfruttamento, ma dato che sono lì per imparare e fare esperienza, più si danno da fare e meglio è.
I veri sfortunati sono quelli a cui non viene affidato nessun compito, a volte perché mostrano poco talento e scarso entusiasmo. Molto raramente, se uno stagista sembra davvero promettente, gli chiedo di scrivere un articolo di cronaca a partire da un lancio di agenzia. E ogni due anni mi capita un laureato talmente eccezionale che lo “adotto” subito, gli regalo uno o due libri da leggere e continuo a interessarmi a lui anche dopo che se n’è andato. Dieci anni fa avevo trovato una ragazza che era chiaramente una giornalista nata. L’ho segnalata al miglior corso di giornalismo, le ho dato consigli mentre si faceva strada nei giornali più piccoli, e quattro anni fa è stata assunta da un quotidiano nazionale. All’inizio dell’estate io e mia moglie siamo andati al suo matrimonio. Vederla crescere così è stata una soddisfazione, come se fossi stato suo padre.
Come molti giovani che hanno lavorato con me, e che hanno ricavato molto dalla loro esperienza, mi è riconoscente. Ormai siamo arrivati a far conto su queste persone per svolgere il faticoso lavoro della ricerca di base. Senza gli stagisti non potremmo farlo.
Allora è un sistema vantaggioso per tutti? Non proprio, perché ci sono tre aspetti del sistema che non mi piacciono. Primo: dato che non li paghiamo (e non possiamo permettercelo e se fossimo obbligati a farlo dovremmo rinunciarci), qualcuno deve dargli da mangiare, da bere, una casa e soldi da spendere. E di solito quel qualcuno sono i loro genitori. Il risultato è che sono quasi tutti figli di persone benestanti (e spesso anche i loro genitori lavorano nel mondo dell’informazione).
Secondo: ormai per chiunque speri di trovare un lavoro è indispensabile poter mettere nel suo curriculum una serie di esperienze. Di conseguenza questo sistema diventa una forma di discriminazione di classe. Se i vostri genitori non possono permettersi di mantenervi per mesi mentre lavorate gratis, in pratica siete esclusi dal mondo del giornalismo.
Terzo: ora che giornali e riviste hanno a disposizione questo personale gratuito (e nei giornali di provincia gli stagisti non solo aiutano i reporter ma scrivono anche gli articoli), il numero di assunzioni è diminuito.
Se abolissero l’intero sistema io sarei d’accordo, ma dato che difficilmente succederà, cosa possiamo fare per migliorarlo? Anche se io e il mio direttore ogni tanto cerchiamo di dare qualcosa ai più meritevoli, pagargli uno stipendio è fuori questione.
I giornali come il mio perdono più soldi di quelli che guadagnano. La soluzione che suggerisco è di chiedere agli editori di creare un piccolo fondo. Gli aspiranti stagisti potrebbero chiedere una borsa di studio, e solo quelli che la ottengono potrebbero lavorare in redazione.
Il numero degli stagisti si ridurrebbe molto ma il metodo sarebbe più giusto e allontanerebbe il sospetto di sfruttamento. Garantirebbe anche che chiunque voglia entrare nel mondo del giornalismo sia giudicato in base alle sue capacità e non dal conto in banca dei suoi genitori.
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mercoledì 9 giugno 2010
Categoria "Stagisti a vita"
Il 53% dei tirocini non porta da nessuna parte, lasciano il tempo che trovano, mentre il restante 47% si frammenta tra prolungamenti di stage (17%), contratti a progetto (6%), di collaborazione occasionale (7%), o di assunzione a tempo determinato (6%). Ovvero tutte quelle forme tipiche che alimentano il precariato.
L'articolo di Chiara Zappalà su Il manifesto a proposito del sondaggio
«Gli stagisti allo specchio»
giovedì 27 maggio 2010
«Chi falsifica la documentazione pur di entrare nell'albo dei giornalisti pubblicisti commette reati penali»
Ecco cosa dice l'avvocato Gianfranco Garancini a La Repubblica degli stagisti
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lunedì 17 maggio 2010
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