Il Tempo quotidiano di Roma non paga i collaboratori
di Simona Petaccia (09/07/2010 - 16:49)
Paolo Di Sabatino (Collaboratore esterno non pagato de Il Tempo - Redazione Abruzzo) , 09/07/2010 - Il Tempo di Roma ha accumulato ritardi nei confronti dei collaboratori di 14 mesi!!! Ultimi pagamenti effettuati a marzo 2010 relativi alle mensilità di marzo ed aprile 2009. Prego colleghi, amici, gruppi, di condividere sulle bacheche per dare risalto a questa situazione passata, fino ad oggi, sotto il silenzio più assoluto.
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico paolo.disabatino@tele2.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.
giovedì 15 luglio 2010
Collaboratori in rivolta
Dal blog di Simona Petaccia
martedì 13 luglio 2010
Sempre più difficile diventare pubblicisti: nel Lazio la barriera d'ingresso sale a 5.000 euro
Dal 9 luglio il compenso minimo richiesto per l'iscrizione all'elenco pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio è passato da 3.000 a 5.000 euro lordi nel biennio.
La notizia, che campeggia nell'home page del sito dell'Ordine, ha messo in fibrillazione tanti giovani aspiranti pubblicisti e mandato in tilt le linee telefoniche dell'Ordine.
La questione principale è che il provvedimento ha valore retroattivo interessando anche chi era quasi arrivato al traguardo. Quindi chi è vicino alla soglia dei 24 mesi adesso dovrà rivedere i conteggi e fare in modo di arrivare ai 5000 euro richiesti oppure posticipare la presentazione della domanda e continuare a pubblicare fin quando non verrà raggiunto questo compenso minimo.
La notizia, che campeggia nell'home page del sito dell'Ordine, ha messo in fibrillazione tanti giovani aspiranti pubblicisti e mandato in tilt le linee telefoniche dell'Ordine.
La questione principale è che il provvedimento ha valore retroattivo interessando anche chi era quasi arrivato al traguardo. Quindi chi è vicino alla soglia dei 24 mesi adesso dovrà rivedere i conteggi e fare in modo di arrivare ai 5000 euro richiesti oppure posticipare la presentazione della domanda e continuare a pubblicare fin quando non verrà raggiunto questo compenso minimo.
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venerdì 25 giugno 2010
Per farsi due risate....
1) Animi Rock'n'roll, spiriti liberi e grandi sorrisi.
Cerchiamo personalità,appassionati e socialmente disadattati da inserire nel nostro organico come promoter, trend setter e party crasher.Max serietà.
2)Roma più Eventi - La più famosa agenzia di Eventi della vita notturna su Roma
Ricerca Giovani e Studenti per lavoro di public relations.
Si accettano solo persone solari ed intrapendenti.
Astenersi bulli e coatti!
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martedì 22 giugno 2010
Storia di Veronica
“La mia prima esperienza di lavoro? In una parola, traumatizzante”. A parlare è Veronica, 25 anni, torinese che nella vita lavora nel campo della grafica e dell’illustrazione. Due anni e mezzo fa il primo impiego presso un piccolo editore locale. “Ho lavorato circa sei mesi, da maggio a ottobre. Cinque ore al giorno e seicento euro al mese”. In nero, senza cioè alcun tipo di contratto.
Una storia che si ripete per settimane, con promesse mai mantenute. “Ogni mese mi assicurava che mi avrebbe regolarizzato, ma le settimane passavano e di un contratto manco l’ombra. Forse scocciato dalle mie continue richieste, un bel giorno d’ottobre l’editore decide che non ha più bisogno di me e mi licenzia. Eravamo alla fine del mese e dunque volevo almeno farmi pagare. In tutta risposta si è imbestialito, mi ha preso per un braccio, tirandomi su di peso e facendomi cadere su una sedia lì vicino. Gli ho chiesto di non mettermi le mani addosso, ma lui mi ha letteralmente sbattuto fuori dalla porta”. Oltre al danno, anche la beffa: la ragazza non ha visto una lira.
Pochi giorni fa, a più di due anni di distanza dal fatto, Veronica ha infatti ottenuto ciò che le spettava. “Subito dopo l’aggressione ero andata con il referto medico dai Carabinieri e poi dalla Guardia di Finanza, che ha fatto i controlli fiscali del caso”. Al processo per i contributi e il trattamento di fine rapporto, mai pagati, Veronica è riuscita a farsi valere. Il risultato sta nella sentenza del Tribunale di Torino, che ha giudicato illecito il comportamento dell’editore. Dovrà pagare alla sua ex dipendente 6.040 euro lordi di differenze retributive, 594 euro di tfr e 5.040 euro lordi come penale per recesso illegittimo. Più 1.450 euro per spese di lite e rivalutazioni Istat.
Un bella soddisfazione per la giovane precaria che oggi lavora, stavolta con regolare contratto a tempo determinato, in una tipografia. Anche perché la sua piccola grande battaglia di civiltà non era iniziata bene. Al primo processo, quello per l’aggressione fisica, l’ex datore di lavoro “se l’era cavata con poco. L’hanno semplicemente obbligato a scusarsi, cosa che ha fatto di malavoglia e senza un rammarico sincero”. Un “rospo” che aveva buttato giù insieme alla famiglia e al fidanzato, furiosi per il trattamento ricevuto dalla ragazza. “Affrontare il mondo del lavoro dopo un’esperienza del genere è stato difficile. Ma giorno dopo giorno sono scesa a patti con l’amarezza che sentivo”. Quando le chiedi se ha mai pensato di trasferirsi all’estero, la ragazza butta gli occhi al cielo: “quante volte…” Ma poi ti racconta che tutti i suoi affetti sono qui e dunque ha deciso di rimanere. Parole che accomunano tanti giovani italiani, esposti alle intemperie e ai soprusi di chi pensa che il nostro mercato del lavoro sia far west in cui tutto è lecito. Eppure nonostante tutto, conclude Veronica col sorriso, “credo ancora che questo paese si possa salvare”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/storia-di-veronica-precaria-picchiata-dal-datore-di-lavoro-chiedevo-solo-un-contratto/
Una storia che si ripete per settimane, con promesse mai mantenute. “Ogni mese mi assicurava che mi avrebbe regolarizzato, ma le settimane passavano e di un contratto manco l’ombra. Forse scocciato dalle mie continue richieste, un bel giorno d’ottobre l’editore decide che non ha più bisogno di me e mi licenzia. Eravamo alla fine del mese e dunque volevo almeno farmi pagare. In tutta risposta si è imbestialito, mi ha preso per un braccio, tirandomi su di peso e facendomi cadere su una sedia lì vicino. Gli ho chiesto di non mettermi le mani addosso, ma lui mi ha letteralmente sbattuto fuori dalla porta”. Oltre al danno, anche la beffa: la ragazza non ha visto una lira.
Pochi giorni fa, a più di due anni di distanza dal fatto, Veronica ha infatti ottenuto ciò che le spettava. “Subito dopo l’aggressione ero andata con il referto medico dai Carabinieri e poi dalla Guardia di Finanza, che ha fatto i controlli fiscali del caso”. Al processo per i contributi e il trattamento di fine rapporto, mai pagati, Veronica è riuscita a farsi valere. Il risultato sta nella sentenza del Tribunale di Torino, che ha giudicato illecito il comportamento dell’editore. Dovrà pagare alla sua ex dipendente 6.040 euro lordi di differenze retributive, 594 euro di tfr e 5.040 euro lordi come penale per recesso illegittimo. Più 1.450 euro per spese di lite e rivalutazioni Istat.
Un bella soddisfazione per la giovane precaria che oggi lavora, stavolta con regolare contratto a tempo determinato, in una tipografia. Anche perché la sua piccola grande battaglia di civiltà non era iniziata bene. Al primo processo, quello per l’aggressione fisica, l’ex datore di lavoro “se l’era cavata con poco. L’hanno semplicemente obbligato a scusarsi, cosa che ha fatto di malavoglia e senza un rammarico sincero”. Un “rospo” che aveva buttato giù insieme alla famiglia e al fidanzato, furiosi per il trattamento ricevuto dalla ragazza. “Affrontare il mondo del lavoro dopo un’esperienza del genere è stato difficile. Ma giorno dopo giorno sono scesa a patti con l’amarezza che sentivo”. Quando le chiedi se ha mai pensato di trasferirsi all’estero, la ragazza butta gli occhi al cielo: “quante volte…” Ma poi ti racconta che tutti i suoi affetti sono qui e dunque ha deciso di rimanere. Parole che accomunano tanti giovani italiani, esposti alle intemperie e ai soprusi di chi pensa che il nostro mercato del lavoro sia far west in cui tutto è lecito. Eppure nonostante tutto, conclude Veronica col sorriso, “credo ancora che questo paese si possa salvare”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/storia-di-veronica-precaria-picchiata-dal-datore-di-lavoro-chiedevo-solo-un-contratto/
sabato 12 giugno 2010
venerdì 11 giugno 2010
La Fondazione Sgarbi li cerca giovani... gratis
La Fondazione ha in progetto la redazione di una rivista online sull'arte e sta cercando giovani collaboratori (esterni e non retribuiti) che possano fare da referenti per una determinata area geografica. Queste persone dovranno prestare attenzione al calendario degli eventi culturali/artistici previsti nella loro zona. Quando la persona riterrà che un evento possa essere di interesse per la Fondazione, dovrà contattarci. Se l'evento sarà giudicato importante ai fini della redazione della rivista/giornale online, chiederemo che venga stesa una recensione della mostra/evento/esposizione.
Ricordo che non è ancora stata decisa la cadenza con la quale il giornale uscirà.
Ricordo che non è ancora stata decisa la cadenza con la quale il giornale uscirà.
mercoledì 9 giugno 2010
Categoria "Stagisti a vita"
Il 53% dei tirocini non porta da nessuna parte, lasciano il tempo che trovano, mentre il restante 47% si frammenta tra prolungamenti di stage (17%), contratti a progetto (6%), di collaborazione occasionale (7%), o di assunzione a tempo determinato (6%). Ovvero tutte quelle forme tipiche che alimentano il precariato.
L'articolo di Chiara Zappalà su Il manifesto a proposito del sondaggio
«Gli stagisti allo specchio»
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